Il Sacro Monte

Il Sacro Monte delle origini

Il Sacro Monte fu realizzato, alla fine del XV secolo, per volontà di un frate francescano Osservante, Bernardino Caimi, che era stato custode del Santo Sepolcro a Gerusalemme nel 1478 e che volle riprodurre sulla collina sopra Varallo i luoghi santi della Palestina per consentire ai pellegrini una visita più facile e comoda. All’interno di questi luoghi immagini, pitture e sculture, ricordavano ai fedeli l’episodio della vita di Cristo che vi aveva avuto luogo, consentendogli così di meditare e di pregare.

La presenza di immagini conferma i forti legami di questo progetto con le tecniche di predicazione francescana. I libri di meditazione diffusi nel Quattrocento raccomandavano spesso al fedele di provare ad immaginare le scene narrate dalle Scritture e di popolarle di personaggi tratti dal mondo reale per pregare con maggiore facilità. I francescani Minori erano inoltre ottimi predicatori, raccontavano gli avvenimenti della vita di Gesù soffermandosi sui particolari di fatti e luoghi e arricchendo la narrazione con un forte coinvolgimento emotivo. Padre Caimi, quando predicava, soffriva con Cristo nel raccontare, durante la settimana santa, le tappe della Passione.

I francescani si servivano anche di immagini per aiutare il fedele ad immaginare meglio le scene raccontate. E’ infatti diffusa nelle chiese dell’Osservanza francescana di area lombarda di tardo Quattrocento la presenza di una parete dipinta con le scene della vita di Cristo, posta tra la navata e il coro, che aiutava il predicatore durante la narrazione. Ne è un esempio la parete decorata da Gaudenzio Ferrari (datata 1513), presente nella chiesa della Madonna delle Grazie a Varallo.
Una funzione simile, per Caimi, doveva avere il Sacro Monte, uno strumento straordinario per consentire al pellegrino devoto di compiere l’esperienza spirituale del viaggio in Terra Santa entrando fisicamente nei luoghi ove aveva vissuto Cristo e rivivendo con lui le tappe della sua vita raccontate dalle immagini poste nelle cappelle.

 

Il primo '500

Le esigenze dei francescani che volevano riprodotta la Terra Santa, popolata di scene coinvolgenti e comunicative per aiutare il raccoglimento e la preghiera, trovarono felice risposta a partire dal primo Cinquecento nelle straordinarie capacità narrative e comunicative del pittore, scultore e architetto Gaudenzio Ferrari.

Gaudenzio diede un ruolo sempre maggiore alla scena sacra illustrata all’interno delle cappelle. Con uno stile molto naturale e coinvolgente raccontò le scene del Vangelo popolandole di personaggi tratti dalla vita di tutti i giorni, dalla zingara con i suoi bambini, alla nobildonna, al gozzuto, all’anziano sdentato.
Fu proprio questa sua straordinaria capacità di rendere in modo vero e naturale le scene sacre, mostrandole nella loro componente umana e di sentimenti, a farne un eccezionale interprete delle esigenze dei frati francescani, che volevano un racconto immediato e popolare in cui ogni fedele potesse immedesimarsi e ritrovarsi, ricco anche delle sfumature emotive e di quei dettagli di vita vera che rendevano la scena sacra ancora più credibile.

Esemplare di questa fase è la cappella della Crocifissione (c. 38).

Il tardo '500

Nel tardo Cinquecento (1565-69 circa) il complesso venne radicalmente riprogettato ad opera dell’architetto perugino Galeazzo Alessi che, pur mantenendone il contenuto religioso, volle trasformarlo in un luogo di meraviglie ed artifici, con giochi d’acqua, fontane, siepi, zone amene di giardino all’italiana.
Il suo progetto, codificato nel “Libro dei Misteri” conservato presso la Biblioteca Civica di Varallo, fu fortemente ostacolato dai frati perché travisava lo spirito del Sacro Monte delle origini e fu perciò realizzato solo in minima parte: la monumentale porta di ingresso e la cappella di Adamo ed Eva o del Peccato originale (c.1).

 

Ne conseguirono dei forti contrasti fra i frati e la fabbriceria laica, rappresentata dalle famiglie nobili di Varallo, per il controllo economico e narrativo del Monte. Principale arbitro di queste contese fu Carlo Borromeo, presente a Varallo in più occasioni tra il 1571 e il 1584.
Nel. 1584 san Carlo, nella sua ultima visita, poco prima di morire, meditava di portare con sé al Monte alcuni consiglieri esperti di teologia e architettura per mettere ordine al percorso e renderne più chiaro il contenuto religioso. Egli si trattenne allora al Sacro Monte per compiere, per l’ultima volta, i suoi esercizi spirituali, meditando e pregando sui misteri della vita e della passione di Cristo secondo le tecniche di meditazione proposte da sant’Ignazio di Loyola.

 

 

 

Il tempo del vescovo

Il vescovo di Novara Carlo Bascapè (1593-1615) riprese le riflessioni avviate da san Carlo per attuare una profonda riorganizzazione del Sacro Monte secondo le indicazioni del Concilio di Trento.

All’interno del Concilio si era, infatti, affrontato il tema della funzione delle immagini; se fosse, cioè, legittimo utilizzarle per illustrare la storia sacra. La conclusione del Concilio fu positiva: alle immagini fu riconosciuta un’ importante funzione per educare i fedeli (in massima parte analfabeti) alla vera fede, per insegnare loro in modo corretto le Sacre Scritture, purchè fossero controllate e verificate nel contenuto dal vescovo della diocesi.

Bascapè, che era stato a Milano collaboratore di san Carlo nella sua opera di riorganizzazione della chiesa, a Varallo lavorò a riorganizzare l’intero Sacro Monte per farne uno strumento di insegnamento ai fedeli della verità delle Scritture.

 

Fu lui a dettare cosa raffigurare all’interno delle cappelle e a correggere in certi casi le scene preesistenti. Si preoccupò, come san Carlo, di dare un nuovo ordine al Sacro Monte, volle che si spostassero alcuni “misteri”, ad esempio quello dell’Ultima Cena, perché rispetto al percorso narrativo, che segue la cronologia della vita di Cristo, non risultavano coerenti.

 

 

Poiché la funzione delle raffigurazioni era quella di insegnare, era necessario che la storia fosse ben leggibile, così il vescovo prescriveva espressamente che i personaggi che comparivano in più cappelle (gli sgherri, ad esempio, o Cristo stesso) avessero la stessa fisionomia. Anche se realizzati da diversi artisti, essi dovevano essere riconoscibili dai fedeli.
Questo modello di gestione del complesso proseguì con sostanziale continuità fino a tutto il XVIII secolo.

 

 

 

 

 

XVIII e XIX secolo

Nel 1763 i francescani riformati, subentrati nel 1603 ai Minori Osservanti, lasciarono il Sacro Monte in aperta polemica con la comunità locale. Così, per un limitato periodo furono dei cappellani amovibili ad officiare il santuario.
Con la Restaurazione il vescovo della diocesi inviò a Varallo, per la cura spirituale del Sacro Monte, i padri Oblati di san Carlo e Gaudenzio.

Gradualmente, nel corso del XIX secolo venne ridimensionato il ruolo del vescovo nella gestione del Sacro Monte, a vantaggio della comunità cittadina.

Con l’istituzione, nel 1980, della Riserva Naturale Speciale del Sacro Monte di Varallo, i compiti di conservazione del complesso sono stati di fatto affidati all’Ente regionale. All’Amministrazione religiosa è rimasto l’importante compito della gestione religiosa del santuario svolto tuttora dai Padri Oblati.

Nel corso della sua storia il Sacro Monte, con la devozione per la Madonna Assunta cui è dedicata la Basilica, ha catalizzato la fede valsesiana. Non c’è stato evento bellico o pestilenza o carestia che non abbia portato la popolazione a pregare e esprimere voti alla Madonna del Monte, ne sono testimonianza gli ex voto posti sulle pareti dello scurolo della Basilica.

 

Il racconto: la storia della vita di Cristo

Il percorso di visita alle cappelle del Sacro Monte segue la trama narrativa della storia della vita di Cristo.

La prima cappella, all’ingresso del Sacro Monte, rappresenta il peccato originale che è l’antefatto e la motivazione della storia della salvezza e del sacrificio di Cristo per redimere l’umanità.
Nel Vallone dell’Inferno, una zona naturale caratterizzata da un bosco di faggi, sono collocati i nuclei più antichi: Nazaret con l’Annunciazione (c.2), la Visitazione (c.3) e il primo sogno di Giuseppe (c.4) e il complesso di Betlemme, che riunisce le tappe connesse alla nascita: l’Arrivo dei Magi (c.5), la Natività (c.6), l’Adorazione dei pastori (c.7), la Circoncisione (c.8)e il Secondo sogno di Giuseppe (c.9).

 

Seguono, al di sotto della Basilica, a nord, le altre tappe dell’infanzia realizzate: la Fuga in Egitto (c.10) e la Strage degli innocenti (c.11). Quindi il Battesimo, gli episodi della vita pubblica di Cristo e i miracoli che si snodano lungo il percorso che porta alla chiesa, in un contesto di giardino : le Tentazioni nel deserto (c.13), la Samaritana al pozzo (c.14), il Paralitico risanato (c.15), la Resurrezione del figlio della vedova di Naim (c.16), la Trasfigurazione (c.17), la Resurrezione di Lazzaro (c.18) fino all’Ingresso in Gerusalemme (c.19). Si giunge così alla piazza della Basilica dove, sotto il porticato si allineano i misteri dell’Ultima cena (c.20), dell’Orazione nell’orto (c.21), e dei Discepoli dormienti (c.22). Il percorso prosegue sotto la galleria fra le due piazze dove si incontra la Cattura di Cristo (c.23).

 

 

Nella piazza dei Tribunali, nei singoli palazzi che fingono i Tribunali, sono inscenate le tappe del giudizio di Cristo davanti a Pilato (c.27, 29, 33, 34, 35), e il giudizio davanti a Erode (c.28), Caifa (c.25) e Anna(c.24).

Nel Palazzo di Pilato sono raccolti i momenti salienti del giudizio e della storia della Passione, dalla Flagellazione (c.30) all’Incoronazione di spine (c.31), all’Ecce Homo (c.33) e alla Condanna (c.35).

Isolata sorge la cappella della Salita al Calvario(c.36). Segue il complesso del Calvario con l’Affissione alla croce (c.37), la Crocifissione (c.38) e la Deposizione (c.39) e, subito sotto, la Pietà (c.40) e la Deposizione nella Sindone (c.41). Infine il Sepolcro (c.43) e le due cappelle di san Francesco (c.44) e di san Carlo (c.45). Tappa finale della storia della Salvezza sono, all’interno della Basilica, l’Assunta, sopra l’altar maggiore e, nello scurolo inferiore, la Madonna dormiente, tradizionali raffigurazioni della morte della Vergine nella cultura religiosa occidentale e in quella orientale.

© Copyright Ente di Gestione dei Sacri Monti 2013. All rights reserved.