La città ideale

Il Sacro Monte fu concepito, sin dalle origini, come luogo di riproduzione di spazi che avevano un particolare significato religioso: i luoghi della Terra Santa che erano stati testimoni della vita di Cristo. Così Bernardino Caimi alla fine del XV secolo, e i frati che ne continuarono l’opera all’inizio del ‘500, fecero riprodurre fedelmente il Sepolcro, Betlemme, Nazaret, il Monte Sion, il Monte Oliveto.
La riprogettazione del complesso ad opera di Galeazzo Alessi (1565-1569), codificata nel "Libro dei Misteri", apportò radicali modifiche al Sacro Monte delle origini e propose il riferimento ad uno spazio urbano, con la piazza ottogonale avente al centro la fontana della salvezza, a cui si accedeva attraverso la Porta Aurea: la città ideale e sacra per eccellenza, Gerusalemme, imitata e idealizzata.
Anche il piano di riorganizzazione del vescovo Bascapè (1593-1615) nel riproporre uno spazio cittadino, articolato nelle due piazze sulla sommità del Monte, la piazza civile e quella religiosa, prese a modello Gerusalemme, città storica e città ideale.

 

 

Così anche gli artisti che lavorarono in quest’epoca o in tempi immediatamente successivi guardarono al modello storico di Gerusalemme, noto attraverso le stampe che illustravano le guide della città che circolavano in quei tempi. Morazzone (1609-1616) nella cappella dell'Ecce homo  (c.33) riprodusse la loggetta da cui venne mostrato Cristo alla folla, in conformità con la tradizione storica. Tanzio da Varallo, invece, nei fondali della cappella di Cristo condotto per la prima volta davanti a Pilato (c.27) illustrò la “via dolorosa” di Gerusalemme, il cammino percorso da Cristo per recarsi dalla città al Calvario.

 

 

 

 

 

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