L’Ottocento e la coscienza dell’importanza del patrimonio artistico e della sua conservazione

Nell’Ottocento si evidenzia una prima pionieristica e consapevole attività di conservazione del complesso.
In Valsesia nascono, grazie alla graduale presa di coscienza dell’alta qualità del patrimonio artistico del Sacro Monte, alcune istituzioni spontanee che operano per garantire la continuità nella locale produzione artistica, studiando e copiando le opere dei maggiori pittori attivi in Valsesia, in primis al Monte, e Gaudenzio, e addestrando e formando giovani artisti.
Nel 1778 nasce la Scuola di Disegno, poi la Società di Incoraggiamento allo studio del Disegno in Valsesia (1831) e la scuola-laboratorio di scultura promossa nel 1836 dal marchese Tancredi Falletti di Barolo, e infine la Società di Conservazione delle Opere d’Arte in Valsesia (1875), antenata dell’attuale Pinacoteca. Il Sacro Monte è prima oggetto di studio e imitazione e poi di una attiva tutela da parte di queste istituzioni.
A metà Ottocento, in questo clima culturale, vengono realizzati il nuovo portico della cappella dell’ Arrivo dei Magi (c. 5) ed il loggiato della Crocifissione (c. 38) per proteggere le opere di Gaudenzio contenute in quelle cappelle.
Nel 1884 giunge l’importante riconoscimento del valore artistico di nove cappelle, dichiarate monumento nazionale. Si tratta delle cappelle in cui è riconosciuta l’attività dei maggiori artisti: Gaudenzio Ferrari, il Morazzone e Tanzio da Varallo. Segue un periodo fervido di iniziative volte alla conservazione del Sacro Monte, che fanno tesoro delle più innovative esperienze maturate in tema di restauro presso le accademie d’arte di Torino e di Milano.

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