Percorso Arte

Sviluppo storico artistico del Sacro Monte

Le origini
 

Il Sacro Monte fu realizzato, alla fine del XV secolo, per volontà del frate francescano Osservante, Padre Bernardino Caimi, che era stato custode del Santo Sepolcro a Gerusalemme nel 1478 e che volle riprodurre sulla collina sopra Varallo i luoghi santi della Palestina.

Le prime cappelle erano costruzioni molto semplici, che a volte vedevano accostate architetture naturali (grotte) e costruzioni rurali, che riprendevano nei modelli architettonici e nei materiali utilizzati, la cultura architettonica della Valsesia. Ne sono testimonianza l’antico complesso di Nazaret (c. 2, 3, 4), la cappella delle Tentazioni di Cristo (c.13) e il nucleo più antico del complesso di Betlemme (c. 5, 6, 7, 8, 9) che hanno conservato l’aspetto di piccole chiese di montagna con campanili e loggiati cari alla tradizione locale.

All’interno di queste strutture pitture e sculture a grandezza naturale suggerivano al fedele l’evento che vi aveva avuto luogo. Il più antico gruppo di sculture proveniente dal Sacro Monte è denominato Pietra dell’Unzione (conservato attualmente presso la Pinacoteca di Varallo), opera dei fratelli De Donati.

 

 

Il primo '500

Dal primo Cinquecento lavorò al Sacro Monte, con ruolo da protagonista, il pittore, scultore e architetto Gaudenzio Ferrari che diede una grossa svolta al progetto del padre Caimi.
Originario della Valsesia, Gaudenzio si formò in area lombarda aggiornandosi alle novità artistiche più recenti, da Leonardo a Bramante e Bramantino, ma arricchì la sua formazione con un viaggio in Italia centrale, dove venne a contatto con le opere dei maggiori artisti rinascimentali: Perugino, Pinturicchio, Signorelli.

 

Fu lui a dare un ruolo sempre maggiore alla scena sacra all’interno delle cappelle e ad organizzare il racconto in modo che le sculture a grandezza naturale narrassero il tema principale e i personaggi dipinti sulle pareti gli facessero da supporto e lo completassero.
Grazie ad uno stile apparentemente molto naturale e comprensibile a tutti, in realtà frutto di una cultura complessa, l’artista ha popolato le scene di personaggi tratti dalla vita di tutti i giorni favorendo l’immedesimazione e arricchendo la narrazione.
Nel pieno Cinquecento il cantiere proseguirà per alcuni decenni ricalcando il suo modello non senza l’intervento di altri artisti anche di prestigio e qualità, quali ad esempio Bernardino Lanino.

 

 

 

Il tardo '500: il "Libro dei Misteri"

Il Sacro Monte verrà radicalmente riprogettato negli anni Sessanta del Cinquecento per iniziativa di Giacomo d’Adda, ricco finanziere milanese, legato per matrimonio alla nobile famiglia varallese degli Scarognini che aveva finanziato le prime cappelle del Sacro Monte.
Egli incaricò l’architetto e urbanista perugino Galeazzo Alessi di una completa riorganizzazione del Sacro Monte, confluita nei due volumi manoscritti con tavole e disegni oggi presso la Biblioteca Civica di Varallo dal titolo di "Libro dei Misteri", databili tra il 1565 e il 1569 circa.

Le cappelle costruite a partire dal 1570, cioè la maggior parte di quelle poste nella zona sottostante l’area delle due piazze, ripresero i modelli architettonici di Galeazzo Alessi, semplificandoli. Lavorarono per le sculture e le pitture artisti lombardi attivi al cantiere del duomo di Milano che realizzarono raffigurazioni colte e aggiornate che univano il gusto per i paesaggi esotici, diffuso in questi anni anche nelle decorazioni delle ville nobiliari lombarde, alla presenza abbondante di stucchi, rilievi e dorature.

Nel 1583 il duca di Savoia, Carlo Emanuele I, visitava il Sacro Monte lasciando l’anno seguente i fondi per la nuova cappella della Strage degli Innocenti (c.11). Nello stesso anno Carlo Borromeo, nella sua ultima visita al Sacro Monte, descritta dal biografo Carlo Bascapè, poco prima che la morte lo cogliesse, meditava di portarvi con sé alcuni consiglieri esperti di teologia e architettura, Padre Panigarola, Pellegrino Tibaldi e il Moneta, per mettere ordine al percorso ed ai “misteri”. La morte impedì la realizzazione di questo progetto.

 

1593-1615: il tempo del vescovo

Dal 1593 al 1615 il vescovo di Novara, Carlo Bascapè, guidò una nuova trasformazione del complesso religioso e, raccogliendo anche le indicazioni di san Carlo, lo trasformò in un percorso destinato ad illustrare ai fedeli in modo chiaro ed univoco la storia della vita di Cristo, sottoponendo ad un rigido controllo i contenuti religiosi, secondo le indicazioni del Concilio di Trento. Il vescovo interagiva con gli artisti e la fabbriceria, guidava la trama degli episodi da mettere in scena nelle singole cappelle, chiedeva che fossero chiamati a lavorarvi artisti di “qualità”.

 

 

 

Pierfrancesco Mazzucchelli, detto “il Morazzone”, uno dei massimi protagonisti del tardo manierismo lombardo, lavorò alle pitture delle cappelle della Salita al Calvario (c.36), dell’Ecce homo (c.33) e della Condanna di Cristo (c. 35).
Per i gruppi plastici furono impegnati l’artista fiammingo Juan de Wespin detto “il Tabacchetti” e il valsesiano Giovanni d’Enrico entrambi segnati da un gusto evocativo e realistico.
Sotto la regia del vescovo venne progettata da Bartolomeo Ravelli e Giovanni d’Enrico la zona urbana con le due piazze sulla sommità del monte.

 

 

 

 

Il XVII secolo

Gli indirizzi del vescovo Bascapè resteranno attuali nei decenni successivi mentre lavoreranno al Sacro Monte artisti di diversa provenienza.
Tanzio da Varallo, pittore valsesiano di origine, ma fortemente segnato dalla conoscenza delle opere di Caravaggio a seguito di un viaggio di formazione in Italia centrale, decorerà le cappelle della Prima presentazione di Cristo a Pilato (c.27), di Pilato che si lava le mani (c.34) e di Cristo al tribunale di Erode (c.28).
Dopo di lui artisti locali, come il pittore Martinoli o lo scultore Gaudenzio Sceti, o affermati nella capitale lombarda, come Melchiorre Gherardini, opereranno in continuità con la tradizione dei primi decenni del secolo. Pierfrancesco Gianoli, valsesiano di origine, affascinato dal realismo di Tanzio da Varallo, ma anche aggiornato al contemporaneo classicismo barocco romano di Andrea Sacchi e forse anche del Maratta decorerà le cappelle di Cristo condotto al Pretorio (c.32) e della Seconda presentazione di Cristo a Pilato (c. 29).

Nel secondo Seicento il cantiere subirà un forte rallentamento a causa, probabilmente, dei grossi investimenti che si concentravano sulla cappella del Monte Tabor (c.17), ma soprattutto sulla “chiesa nuova” che ospiterà tra gli anni sessanta e i primi anni ottanta l’èquipe di Dionigi Bussola. E’ questi uno scultore lombardo attivo al duomo di Milano che porta a Varallo le novità del barocco romano di Bernini e Pietro da Cortona, come ben si legge nella rutilante cupola con l’Assunta in gloria, composta da più di centoquaranta statue, tappa finale del percorso religioso del Sacro Monte, commissionata allo scultore dal Consiglio Superiore della Valsesia.

 

 

 

 

Il XVIII secolo

Dopo il passaggio della Valsesia ai Savoia, avvenuto nel 1707, e subito suggellato dall’Arma Reale fatta dipingere nel 1713 sulla facciata della chiesa nuova, al Sacro Monte si registra l’impegno, nel 1740 circa, del Primo Architetto del Re, Benedetto Alfieri, per il progetto dell’altare maggiore e dello scurolo della Vergine della Basilica.
L’ultima cappella, Cristo davanti al Tribunale di Anna (c.24), realizzata nel pieno Settecento, vedrà accostate le opere plastiche dell’équipe dello scultore Tandardini con la più tarda figura del pontefice Anna (1776) dello scultore di corte sabaudo Giovanni Battista Bernero di Cavallermaggiore, commissione dalla comunità dei Valsesiani residenti a Torino.

Nel 1773 fu demolita la chiesa vecchia e successivamente costruito al suo posto l’Ospizio per esercizio spirituali (l’attuale albergo “Casa del Pellegrino”).

Negli anni Settanta del Settecento, costruito il portico che delimita la piazza della Basilica sul lato sinistro, vi furono allineate sotto le cappelle della Cena (c.20) e dell'Orazione nell’orto (c.21).

 

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