Bernardino Caimi

(Milano XV secolo)

Bernardino Caimi, fondatore del Sacro Monte, nacque nella prima metà del XV secolo, prese i voti come francescano minore osservante e risulta documentato per alcuni anni nel convento di sant’Angelo a Milano, in seguito in qualità di guardiano al convento di Lodi.
Nei primi mesi del 1478 è in Terrasanta come commissario dei luoghi santi incaricato di eleggere il nuovo custode dopo la morte del padre Giacomo di Alessandria, guardiano del Monte Sion. Forse negli anni subito successivi effettuò un secondo viaggio in Terrasanta. Tornato in occidente concepì l’idea di riprodurre i luoghi santi della Palestina per consentire ai fedeli di svolgere in loco il rituale pellegrinaggio considerato per la devozione francescana tappa importante di un percorso di raccoglimento, preghiera e meditazione sulle tappe della vita di Cristo. Probabilmente già negli anni Ottanta si avviano i rapporti del frate con i notabili varallesi per l’insediamento a Varallo di un convento e di una chiesa, iniziati alla fine del decennio, la chiesa e il convento della Madonna delle Grazie. In tempi molto vicini dovette avviarsi anche il cantiere del Sacro Monte.
L’ambizioso programma del frate prese consistenza verosimilmente grazie all’ appoggio del duca di Milano, Ludovico il Moro, con cui aveva documentati contatti personali. Il duca era senz’altro interessato allo sviluppo di un progetto che avrebbe promosso l’affluenza di devoti, pellegrini e ricchezze in Valsesia, e quindi favorito la pacificazione sociale ed il più facile controllo politico di una zona montana tradizionalmente povera di risorse, ma strategicamente importante, posta com’era ai margini del ducato, in un’area soggetta alle pressioni sabaude. Caimi riuscì inoltre a garantirsi l’appoggio della nobiltà locale, fondamentale per il radicamento dei francescani in loco e per la riuscita dell’impresa, come prova l’iscrizione sopra la porta del Sepolcro (c.43), che ricorda il ruolo del nobile Milano Scarognini, benefattore, grazie alla cui generosità si realizza il primo sacello, e la data di ultimazione della cappella, 7 ottobre 1491.
Il 14 aprile 1493 con un atto notarile la comunità di Varallo, nelle figure dei rappresentanti delle famiglie nobili, dona al Caimi, Vicario degli Osservanti, il convento e la chiesa della Madonna delle Grazie, e, sulla altura sovrastante Varallo, l’eremitorio del Sepolcro, la cappella sotto la Croce, e la cappella dell’Ascensione, i primi nuclei del nuovo complesso religioso che si stava erigendo.

Del Caimi si sono conservate alcune lettere e due raccolte di sermoni nella biblioteca civica di Como. Egli era solito ambientare il racconto delle Scritture nei luoghi storici in cui gli avvenimenti della vita di Cristo si erano attuati, precisando che lui in quei posti c’era stato, e raccontava gli eventi, ricordando con dovizia di particolari fatti e luoghi, arricchendo la narrazione di un forte coinvolgimento emotivo. Amava evocare, suscitare emozioni, aiutare il fedele a visualizzare gli avvenimenti con le parole, caratteristiche queste che ritroviamo anche nelle immagini evocative del primo Sacro Monte.

Bernardino Caimi morì nel 1499.

Il Sacro Monte di oggi reca scarsissime tracce della sua fase iniziale. Come apparisse ai tempi del Caimi ce lo racconta una guida del 1514, la più antica guida pervenutaci. In essa è forte l’insistenza sulle analogie fisiche dei diversi luoghi con i posti corrispondenti della Palestina. Viene descritto il percorso, la geografia fisica del Monte (“ascenderai”, “poi ne discendi”) e i diversi complessi sacri: Nazaret, Betlemme, il Getsemani, il Calvario, il Sion etc. Taluni luoghi, architetture molto semplici conformi ai modelli francescani, sono descritti come “capelette concavate” (è il caso di Nazaret) cioè sorta di architetture seminaturali. All’interno delle cappelle erano già poste delle raffigurazioni per aiutare il fedele a immaginare e ricordare la scena che vi aveva avuto luogo. La guida descrive dei dipinti, tavole o affreschi, ma anche delle sculture, improntate ad uno stile molto naturale ed evocativo, opera di botteghe e artisti di aggiornata cultura lombarda, spesso reclutati attraverso i canali della committenza francescana.

 

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