San Carlo Borromeo

(Arona 1538 – Milano 1584)

Nato ad Arona da una nobile e antica famiglia fu nominato cardinale a soli ventidue anni dallo zio materno Giovan Angelo dei Medici eletto papa con il nome di Pio IV che gli affidò la segreteria di Stato a Roma e l’amministrazione della diocesi di Milano. Nel 1563 venne ordinato sacerdote e poi consacrato vescovo e nel 1564 nominato arcivescovo di Milano. Partecipò alle ultime sessioni del Concilio di Trento a cui improntò la sua opera di riforma della diocesi ambrosiana. Durante la peste del 1576 si mise in luce per la sua instancabile carità.
Il suo legame con il Sacro Monte di Varallo, ove si recò in più occasioni, è dovuto inizialmente ad incarichi affidatigli per porre pace nei rapporti fra i frati francescani di stanza al convento e la comunità laica varallese nella gestione del Sacro Monte, delle casse delle elemosine e nelle scelte narrative e figurative che improntavano il cantiere. Profondo fu però anche il suo legame spirituale con l’itinerario religioso e soprattutto con il Santo Sepolcro (c.43). Vi si fermò in preghiera e meditazione in più occasioni tanto che Carlo Bascapè lo volle poi raffigurato in preghiera nella cappella dell’Orazione nell’orto (c.21).

Egli apparve nel 1568 per la prima volta nella storia del Sacro Monte di Varallo, chiamato in causa in qualità di protettore dell’ordine francescano; decretò allora l’esistenza di due casse delle elemosine, la prima, tenuta dalla Fabbriceria (l’organismo laico che gestiva il cantiere), avrebbe contenuto le offerte per la costruzione e decorazione delle cappelle, la seconda in mano ai frati, avrebbe raccolto le offerte per le messe. Il suo intervento ebbe luogo proprio nel momento della fervida ripresa dei lavori legata al progetto di Galeazzo Alessi ed alla riforma del Sacro Monte promossa da Giacomo d’Adda.
Nel luglio 1571 il cardinale soggiornò per alcuni giorni a Varallo, ancora impegnato nella complessa opera di mediazione fra i frati e la fabbriceria. Nel 1574, a seguito di nuovi contrasti, papa Gregorio XIII gli rinnovò tale incarico. Nel 1578 si recò prima a Torino in visita alla sacra Sindone e poi nuovamente a Varallo, ove si trattenne due giorni, come ringraziamento e penitenza per la fine della peste.
A seguito di nuove controversie egli fu chiamato ancora in causa nelle diatribe per la gestione del Monte dai fabbricieri e dai consoli di Varallo nel 1581. Nell’ottobre 1584 ritornò al Monte con l’intenzione di mettere anche ordine fra i misteri raffigurati nelle cappelle; aveva in mente per questo di chiamarvi un teologo e predicatore francescano, padre Francesco Panigarola, l’architetto Pellegrino Tibaldi e monsignor Moneta, estensore di un importante volume sulle costruzioni e l’arredo degli edifici di culto, ma il sopraggiungere della morte gli impedì la realizzazione di questo progetto. In piena continuità con i suoi intendimenti si mosse la successiva opera di riforma di Carlo Bascapè.

I soggiorni di Carlo al Sacro Monte furono segnati dalla preghiera, dalla penitenza e dalla meditazione sistematica sulle tappe della Passione secondo il modello degli esercizi spirituali proposti da sant’Ignazio. Il Sacro Monte fu per san Carlo luogo ideale di raccoglimento sui misteri della Passione e proseguimento delle meditazioni sulla Sindone, nonchè luogo di penitenza e di veglie notturne.

© Copyright Ente di Gestione dei Sacri Monti 2013. All rights reserved.