Carlo Bascapè

(Melegnano 1550 – Novara 1615)

Rampollo di una nobile famiglia lombarda, dopo una formazione in campo giuridico a Pavia presso il Collegio dei giureconsulti di Milano, si legò a Carlo Borromeo che seguì in alcune importanti visite pastorali a Cremona e a Bergamo. Nel 1575 prese gli ordini minori, per divenire poi sacerdote. Nel 1578 entrò nella congregazione barnabitica. Nonostante gli impegni interni all’ordine e la costante collaborazione con san Carlo coltivò gli studi storico-liturgici sulla chiesa ambrosiana. Nel 1580 venne inviato in missione in Spagna per migliorare i rapporti fra il potere temporale e quello spirituale.

A Milano prese parte attiva al processo di riorganizzazione della diocesi dopo il rientro del Borromeo dall’ultima sessione del concilio di Trento. A lui san Carlo fece in più occasioni riferimento come referente per la definizione del corretto contenuto delle immagini per l’opera di rinnovamento degli arredi liturgici, in specie per il Duomo, anche grazie alla sua profonda conoscenza della storia della chiesa ambrosiana.
Dopo la morte di Carlo egli ne raccolse le memorie in una importante biografia pubblicata a Ingolstadt nel 1592. Ebbe numerosi incarichi all’interno della sua congregazione, di cui fu preposto generale tra il 1586 e il 1593.

L’8 febbraio 1593 fu nominato vescovo di Novara. In questa veste egli si occupò del Sacro Monte di Varallo. Suo intendimento, in piena conformità con gli indirizzi del Concilio di Trento, fu quello di riorganizzare l’intero Sacro Monte per farne uno strumento di insegnamento ai fedeli della verità delle Scritture raccontando all’interno delle cappelle la storia della vita e della passione di Cristo, con una narrazione coerente e conforme ai testi sacri in linea con gli orientamenti del Concilio di Trento.

In conformità con le disposizioni emanate nel 1587 da Sisto V, Bascapè avocò a se’ il compito di stabilire cosa avrebbe dovuto essere raffigurato nelle singole cappelle, sia il tema della scena che i particolari iconografici. Voleva poi vedere il bozzetto dell’artista ed eventualmente correggerlo ed era sempre lui ad autorizzare la costruzione delle nuove cappelle e la loro decorazione, mentre la fabbriceria gestiva i fondi per il prosieguo del cantiere. Ai frati francescani, eredi del padre Bernardino Caimi, competeva, invece, la cura spirituale del Monte. Di fronte ad un Sacro Monte già in parte costruito, il vescovo corresse in certi casi le scene preesistenti.
Questo modello di gestione del complesso proseguì con sostanziale continuità fino a tutto il XVIII secolo.

 

© Copyright Ente di Gestione dei Sacri Monti 2013. All rights reserved.