Gaudenzio Ferrari

(Valduggia 1475/80 – Milano 1546)

Gaudenzio Ferrari, valsesiano di origine, lavorò al Sacro Monte come protagonista già dal primo decennio del Cinquecento. Pittore, scultore e anche architetto, era un artista colto, formatosi in ambiente lombardo nella bottega degli Scotto, attiva anche a Varallo, ove lasciò la decorazione a fresco della cappellina a destra del coro nella chiesa della Madonna delle Grazie e della cappella del Sepolcro della Vergine, al Sacro Monte (c. 45).
Gaudenzio, il cui intervento è stato riconosciuto negli angeli musicanti della cappella del Sepolcro della Vergine (c.45), i cui affreschi sono oggi conservati nella Pinacoteca di Varallo, sentì, nel primo Cinquecento la necessità di un viaggio in Italia centrale dove apprese le novità artistiche di Perugino, Signorelli, Filippino Lippi. Al ritorno decorò la cappella di santa Margherita nella chiesa francescana di Varallo (santa Maria delle Grazie) ove è stata letta la data 1507, in cui le scene inferiori dimostrano la conoscenza delle novità del disegno architettonico e della prospettiva lombarda e dei modi di Bramante e di Bramantino protagonisti del pieno rinascimento milanese. La volta, decorata a “grottesche” (cioè con motivi a tralci vegetali che terminano in figure animali come delfini, serpenti, volatili), è invece l’evidente riprova dello studio da parte di Gaudenzio della decorazione della Domus Aurea, la casa di Nerone a Roma, repertorio copiato e ammirato dell’arte classica.
Attento anche alle novità apportate alla pittura ed alla teoria della pittura da Leonardo, con l’attenzione per i “moti dell’animo” e la distribuzione accorta e vibrante delle luci e delle ombre, come si vede nella pala della collegiata di Arona (1511), Gaudenzio lavorò in questi anni, con ampio concorso di aiuti, alla decorazione a fresco della grande parete della Madonna delle Grazie di Varallo con i 21 riquadri della storia della vita di Cristo che concluse e firmò nel 1513. In anni vicini a questa data dovette realizzare anche la decorazione a fresco e le statue in terracotta delle cappelle della Natività (c.6), dell’Adorazione dei pastori (c.7), nel complesso di Betlemme, nonché della cappella della Spogliazione delle vesti (c.40) (oggi detta “della Pietà”) al Sacro Monte e la tavola con le Stigmate di san Francesco, conservata presso la Pinacoteca di Varallo, ma proveniente anch’essa dal complesso religioso soprastante.

Ma fu con l’allestimento della cappella della Crocifissione (c.38) che Gaudenzio lasciò una forte impronta di rinnovamento nel complesso varallese: la scena sacra all’interno delle cappelle assunse uno spazio sempre maggiore. Fu lui a far dialogare insieme i dipinti e le sculture, utilizzando le statue per raccontare la scena principale, e le pitture per continuare il racconto.

Con uno stile apparentemente molto naturale, comprensibile a tutti, ma frutto di una cultura complessa, l’artista ha popolato le scene di personaggi tratti dalla vita di tutti i giorni: il gozzuto (figura molto diffusa nelle vallate alpine), la nobildonna, il valligiano, l’anziano sdentato, e di tutte le età ed estrazioni sociali, come si vede nel dramma corale della Crocifissione (c.38) (1515-1520 circa). In questo modo ha favorito l’immedesimazione e arricchito la narrazione. I personaggi sono definiti con estrema immediatezza, non solo nei tratti fisici, ma anche negli aspetti emotivi, mostrandone anche l’ umanità, i sentimenti, il dolore degli angeli in cielo per la morte di Cristo, lo svenimento della Madonna, lo stupore delle figure del corteo dei Magi quando vedono la cometa in cielo. Gaudenzio dimostra in questo la profondità della sua cultura informata dei modi di Leonardo che aveva teorizzato la necessità di esprimere anche i sentimenti e gli stati d’animo dei personaggi raffigurati. Poco più tarda è la decorazione della cappella dell’Arrivo dei Magi (c.5), ultimo lavoro al Sacro Monte dell’artista che si sposterà poi a Vercelli dove, a partire dal 1528, decorerà la chiesa di san Cristoforo, poi a Vigevano e a Milano ove saprà rinnovarsi ed aggiornarsi con intelligenza, mantenendo un altissimo livello di qualità guardando anche alle novità del gusto manierista che si diffondeva presso la corte spagnola.

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