Dionigi Bussola

(Lombardia 1615 – Milano 1687)

Artista lombardo che, recatosi a Roma per arricchire la sua formazione, costituì un importante tramite per la diffusione nell’Italia nord occidentale del barocco romano.

Tornato nel 1645 da Roma, ove aveva trascorso alcuni anni venendo a contatto con le opere di Bernini, Algardi e di Ercole Ferrata, venne ammesso come statuario nel cantiere del duomo di Milano per cui operò in modo pressoché esclusivo sino al 1658 quando divenne protostatuario del Duomo, con l’incarico di addestrare all’arte statuaria alcuni allievi. Nello stesso anno gli vennero commissionate la statua dell’ Assunta e dei due angeli per la facciata del santuario di Saronno. Dal settimo decennio del Seicento l’artista risulta impegnato per i Sacri Monti di Varese, Domodossola, Orta, Varallo e per il Varallino di Galliate. Nel 1668 riceve l’incarico di Direttore dell’Accademia Ambrosiana, appena riaperta. Dal 1674 è protostatuario alla Certosa di Pavia.

Dal 1665 sono documentati i rapporti fra lo scultore e la fabbriceria del Sacro Monte di Varallo. Bussola è incaricato di rappresentare il Paradiso ossia la scena dell’incoronazione della Madonna assunta in cielo ad opera della Trinità in un tripudio di angeli e santi, tappa finale del percorso religioso del Sacro Monte. In considerazione del suo alto valore simbolico viene finanziata dal Consiglio Superiore, l’organismo di autogoverno della Valle.
La varietà di pose e atteggiamenti degli angeli svolazzanti e la composizione di insieme danno allo spettacolo il sapore di un grande trionfo barocco memore delle spettacolari macchine romane viste dall’artista nella sua giovinezza.
L’opera venne condotta dal Bussola con la collaborazione di un’articolata bottega in cui lavorarono anche il cognato Giovanni Battista de Magistri, detto il Volpino, il figlio Cesare e forse anche il figlio Ottavio.

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