Il progetto del “Libro dei misteri” di G.Alessi

Il Sacro Monte verrà radicalmente riprogettato negli anni sessanta del Cinquecento, quando il ricco finanziere milanese Giacomo d’Adda, legatosi in matrimonio a Francesca Scarognini, discendente di quella nobile famiglia varallese committente del Santo Sepolcro, divenuto nel 1560 fabbricere del complesso, si interessò alla sua sorte. Egli incaricò l’architetto e urbanista perugino Galeazzo Alessi, affermato presso il mondo finanziario e patrizio genovese e attivo a Milano per le più prestigiose imprese di architettura civile e religiosa, di una completa riorganizzazione del Sacro Monte, codificata nei due volumi manoscritti con tavole e disegni conservati presso la Biblioteca Civica di Varallo con il titolo di "Libro dei Misteri", databili tra il 1565 e il 1569 circa.

Incaricato di descrivere, e disegnare tutti gli edifitij che sono et s’haveranno da edificare nel Monte di Varallo, di tante, et si diverse forme, quanto conviene a si degni, e varij misterij che in quello doveranno essere scolpiti, e depinti; isprimendo con essi i meravigliosi gesti della vita, passione, e morte del Redentor nostro – come recita il "Proemio al Libro dei Misteri"l’architetto riorganizzò il Monte in tre aree distinte, pianificate anche in considerazione delle caratteristiche del terreno.

Una prima zona, scoscesa, al di sotto del pianoro ove oggi sorgono le piazze, partendo dalla monumentale Porta di ingresso e dalla cappella di Adamo ed Eva (c.1), in un contesto ricco di piante e di verde, con fontane e giochi d’acqua, avrebbe ospitato le cappelle, pregevoli tempietti a pianta centrale, destinate a narrare la storia di Cristo dall’Annunciazione (c.2) sino all’ingresso in Gerusalemme.

 

 

Al ricco giardino inferiore avrebbe fatto da contrappunto la zona pianeggiante della sommità del Monte, destinata, invece, a riprodurre un ambiente urbano, cinto da mura, la Città di Gerusalemme, con raffinati palazzi civili composti intorno ad una piazza ottagonale porticata, teatro della storia della Passione di Cristo.

La terza area, in un contesto selvaggio e boschivo, quasi di natura incontaminata, avrebbe ospitato le cappelle del Limbo, del Purgatorio e dell’Inferno.

Il Sacro Monte caro ai francescani veniva così radicalmente trasformato in un luogo di meraviglie, e delizie, destinato a stupire e dilettare i sensi, consentendo al pellegrino di ammirare insieme lo spettacolo dell’arte e quello della natura. Nelle eleganti architetture ideali sarebbe stata narrata in pittura e scultura la storia universale dell’uomo dall’origine alla fine del mondo, avente come fulcro la storia della vita di Cristo.

Il progetto dell’Alessi, fortemente osteggiato dai frati, che vi leggevano un travisamento degli intenti originari, fu realizzato solo in minima parte (la monumentale porta di ingresso e la cappella della Creazione del mondo, oggi di Adamo ed Eva (c.1)). Le vivaci controversie che seguirono, incentrate sul controllo economico, culturale e iconografico del Monte, che videro contrapposti i frati e la fabbriceria laica, espressione delle famiglie notabili, ebbero come principale arbitro Carlo Borromeo, presente a Varallo in più occasioni tra il 1571 e il 1584.

Le cappelle costruite in questi anni (la maggior parte di quelle poste nella zona sottostante l’area urbana) ripresero, semplificandole, le tipologie architettoniche alessiane, facilmente accessibili grazie ad un repertorio ricco di soluzioni generali, ma anche di particolari costruttivi e di facile uso e disponibilità, qual era il "Libro dei Misteri".

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