Le Cappelle

Porta di ingresso

Una monumentale porta di ingresso si apre all’interno delle mura che delimitano il recinto antico, sottolineando le analogie fra il Sacro Monte e le città storiche.

La cinta muraria e la porta segnavano il confine fra lo spazio sacro, destinato alla preghiera e al raccoglimento, e l’area circostante.

Alla fine del XVI secolo il vescovo Bascapè fece avviare la costruzione, all’esterno del recinto, dell’Albergo che sorge in prossimità della porta, poi rinnovato nel XIX secolo, proprio perché i fedeli, giunti talora dopo lunghi percorsi a piedi, potessero rifocillarsi e riposarsi prima di affrontare la visita devota.

La monumentale porta, di gusto classico, venne realizzata tra il 1565 e il 1566 circa, su disegno di Galeazzo Alessi nell’ambito del suo raffinato progetto di riorganizzazione del Sacro Monte, denominato "Libro dei Misteri". 

 

Cappella I – CAPPELLA DI ADAMO ED EVA (o del Peccato originale)[+] Espandi
 Questa cappella fu costruita nell’ambito del progetto generale di rinnovamento del Sacro Monte voluto dal finanziere milanese Giacomo D’Adda e redatto dall’architetto perugino Galeazzo Alessi e risultava già costruita nel 1566. Nelle sue monumentali forme classiche costituisce l’emblematico avvio del percorso.

L’allestimento interno della cappella, con il gruppo di sculture e i dipinti, fu al centro di un attento dibattito che risentì degli indirizzi in tema di iconografia sacra dettati dal Concilio di Trento. Essa è dedicata al Peccato originale, causa e origine dell’incarnazione di Gesù e della storia della Salvezza.

Le sculture di Adamo ed Eva furono realizzate dall’artista fiammingo Juan de Wespin detto “il Tabacchetti” già attivo al Sacro Monte di Crea; altre statue dal lombardo Michele Prestinari, che aveva lavorato per il duomo di Milano, allora il più importante cantiere dell’Italia del nord; altre, infine, furono aggiunte nel XIX secolo.
Dei fratelli De Mangone sono gli stucchi, mentre le pitture interne erano opera dell’artista fiammingo (ben inserito nell’ambiente artistico milanese) Giovanni Battista della Rovere detto “il Fiamminghino”. Esse furono coperte a fine Ottocento da dipinti di Francesco Burlazzi nell’ambito di un progetto di rinnovamento della cappella che vide anche sostituite alcune statue di animali per cura di Giuseppe Antonini. 

Cappella II – L’ANNUNCIAZIONE [+] Espandi

La cappella illustra l’annuncio da parte dell’arcangelo Gabriele alla Madonna che diverrà madre del figlio di Dio ed è parte del complesso di Nazaret, uno dei più antichi del Sacro Monte. La sua costruzione è di poco posteriore al 1514, data di pubblicazione della prima guida del complesso.
In origine era destinata a riprodurre la casa di Loreto ed ospitava la statua della Madonna con il Bambino di Gaudenzio Ferrari ora collocata nella cappella del Secondo sogno di Giuseppe (c. 9).

Dopo il 1572, a seguito della riprogettazione del Sacro Monte voluta da Galeazzo Alessi e Giacomo d’Adda, fu adattata ad ospitare il mistero dell'Annunciazione. Vi furono per questo trasportate le statue dell’arcangelo Gabriele e della Madonna, manichini di legno del primo Cinquecento, finiti e dipinti nelle parti a vista e vestiti di stoffa, attribuiti a Gaudenzio Ferrari.
I loro volti e le loro movenze esprimono il turbamento della Madonna all’annuncio dell’angelo e dimostrano l’aggiornamento dell’artista, ad un altissimo livello qualitativo, alle riflessioni avviate da Leonardo sulla raffigurazione dei moti dell’anima, tema di grande attualità nell’ambiente artistico lombardo dalla fine del Quattrocento.

Le pareti sono decorate con le figure dei personaggi dell’Antico Testamento che profetarono l’Annunciazione, opere di un artista di scuola gaudenziana della prima metà del Cinquecento.

Cappella III – LA VISITAZIONE[+] Espandi

Il mistero ospitato nella cappella illustra l’incontro tra la Madonna ed Elisabetta, entrambe in attesa di un bambino per volontà di Dio.

La cappella è parte del complesso di Nazaret, uno dei più antichi del Sacro Monte. Costruita poco prima del 1544, era anch’essa dedicata all’Annunciazione, come testimonia l’antica vetrata che ne chiudeva la finestra, che recava la stessa scena e la data “1544”.
Dopo il 1572, a seguito della riprogettazione del Sacro Monte voluta da Galeazzo Alessi e Giacomo d’Adda, fu adattata ad ospitare il mistero della Visitazione.

Le sculture in terracotta di primo Seicento sono di autore ignoto come le pitture, attribuite dalla tradizione a Giulio Cesare Luini, che testimoniano la persistenza del gusto gaudenziano in Valsesia nel pieno Cinquecento ed illustrano nelle lunette i profeti che vaticinarono l’Annunciazione.

Nella zona sottostante, una tappezzeria, ridipinta alla fine del XIX secolo perché molto rovinata, finge l’interno di un’abitazione. 

Cappella IV – PRIMO SOGNO DI GIUSEPPE [+] Espandi

La cappella ospita la scena del primo sogno di Giuseppe, quando l’angelo gli apparve per annunciargli che la Madonna, sua sposa, aspettava un figlio per opera di Dio.

Questa cappella è parte del complesso di Nazaret, uno dei più antichi del Sacro Monte, e fungeva originariamente da portico esterno della primitiva cappella dell’Annunciazione che aveva sede nel vano contiguo, a sinistra. I fedeli erano soliti fermarvisi a mangiare, bere e rifocillarsi dopo il pellegrinaggio a piedi che li aveva condotti al Sacro Monte. Per questa ragione il vescovo Bascapè a fine Cinquecento decretò la chiusura del portico, che venne trasformato in cappella, e la costruzione dell’ospizio (l’attuale Albergo Sacro Monte) subito in prossimità della porta di accesso, ma fuori dalle mura del recinto che delimitavano lo spazio riservato esclusivamente al raccoglimento e alla preghiera.

La scena sacra con san Giuseppe, l’angelo e la Madonna che cuce venne realizzata nel primo Seicento ad opera di Giovanni d’Enrico. La cappella nel 1613 risultava ancora priva di statue.

La decorazione delle pareti raffigura una finta tappezzeria, a fingere l’interno di un’abitazione, e venne ridipinta nel terzo decennio del XX secolo perché molto rovinata. 

Cappella V – L’ARRIVO DEI MAGI [+] Espandi

La cappella illustra l’arrivo dei Magi in prossimità della grotta dove è nato Gesù ed è parte del complesso di Betlemme, fra i più antichi del Sacro Monte. La sua costruzione fu avviata a partire dal 1516 per volontà della nobile famiglia milanese dei Castellanza.

L’allestimento interno è opera di Gaudenzio Ferrari e della sua équipe, che realizzarono il gruppo statuario e i dipinti nel terzo decennio del Cinquecento mettendo in scena un racconto che vede i personaggi principali in terracotta posti all’interno dello spazio reale della cappella e le altre figure del corteo dipinte sulle pareti.

In origine i fedeli entravano nel vano contenente i dipinti e le statue attraverso una porta aperta nell'originaria facciata, decorata con un intonaco “sgraffito” a stella. Solo nel 1614 venne realizzato il corridoio esterno ed il nuovo fronte fu completato con una grata lignea ed una vetrata.

A metà Ottocento fu costruito il portico esterno determinando la parziale demolizione del frontone cinquecentesco.

La facciata esterna, decorata con un intonaco graffito con motivi a stella è stata restaurata dalla Riserva, con fondi regionali, nel 2005.
La Riserva ha inoltre interamente restaurato la cappella (statue, affreschi, pavimento, grata) tra il 2008 e il 2010, grazie a finanziamenti della Compagnia di San Paolo. Con l’occasione è stata dotata anche di un impianto di illuminazione. 

Cappella VI – LA NATIVITÀ[+] Espandi
Episodio tratto dai Vangeli Apocrifi

La cappella è parte del complesso di Betlemme, fra i più antichi del Sacro Monte ed illustra la scena della nascita di Gesù in una grotta.

La più antica guida del complesso, del 1514, descrive in corrispondenza del posto denominato “Betlemme” un luogo “concavato”, realizzato ad imitazione di quello della Terra santa, ove nacque Gesù, ma non si sofferma sulla descrizione delle immagini la cui realizzazione deve essere di poco successiva alla pubblicazione della guida stessa.

L’altare con la stella sottostante e le due scalette laterali sono in tutto simili a quelli visibili ancora oggi nella basilica inferiore della Natività di Betlemme.
La grotta era in origine intonacata e dipinta di colore azzurro, l’intonaco, solo parzialmente conservato, fu rimosso in occasione dei restauri del 1969 che hanno portato alla luce la muratura sottostante.

Le statue della Madonna e di san Giuseppe sono opera di Gaudenzio Ferrari, stilisticamente molto vicine allo scomparto centrale della pala della collegiata di Arona (1511) e ad esso successivo.

La statua del bambino fu trafugata e sostituita a metà Ottocento da una scultura lignea scolpita da Giuseppe Antonimi.
Gli affreschi ai lati della grotta, sono anch’essi di modi gaudenziani.

La cappella è stata interamente restaurata (statue, dipinti esterni e grata) dalla Riserva nel 2008, grazie a finanziamenti della Compagnia di San Paolo. Con l’occasione è stata dotata anche di un impianto di illuminazione. 

Cappella VII – L’ADORAZIONE DEI PASTORI [+] Espandi

La cappella, inserita nell’antico complesso di Betlemme, illustra la scena dell’Adorazione di Gesù, appena nato, da parte dei pastori.

La più antica guida del complesso, risalente al 1514, descrive il luogo della nascita, dall’aspetto “concavato”, simile ad una grotta e lì vicino menziona la presenza di un bue e di un asinello, ma non ricorda altre immagini. E’ probabile che il gruppo statuario in terracotta, opera dell’équipe di Gaudenzio Ferrari (i due animali sono parzialmente in legno), sia immediatamente successivo al 1514.

I due pastori più vicini alla cancellata, opera di Giovanni d’Enrico, e gli angeli musicanti furono aggiunti tra il 1617 e il 1628 per volere del vescovo Taverna che volle trasformare la scena da raffigurazione della Nascita di Gesù a raffigurazione dell’Adorazione dei pastori.

E’ difficile riconoscere le tracce degli affreschi originari, molto rovinati e ridipinti a fine Ottocento.

La cappella è stata interamente restaurata (statue, affreschi, pavimento, inferriate dalla Riserva tra il 2008 e il 2010, grazie a finanziamenti della Compagnia di San Paolo. Con l’occasione è stata dotata anche di un impianto di illuminazione.

Cappella VIII – LA PRESENTAZIONE AL TEMPIO [+] Espandi

La cappella, parte del nucleo originario di Betlemme, realizzato a puntuale imitazione della Basilica inferiore della Natività in Terra Santa, ospita la scena della presentazione di Gesù al tempio, quaranta giorni dopo la nascita, secondo la tradizione ebraica, e della sua circoncisione.

Il portale strombato e la scala ellittica in marmo dell’atrio riprendono nei dettagli le porte che a Betlemme conducono dalla chiesa superiore alla chiesa inferiore, contenente la grotta.

Le statue in terracotta sono opera dell’èquipe di Gaudenzio Ferrari, presumibilmente del secondo decennio del Cinquecento.
Sono ascritti a Gaudenzio Ferrari e alla sua bottega anche gli affreschi.
Una cappella dedicata alla ‘Presentazione al tempio’ è già ricordata nella guida del Sacro Monte del 1514.

La cappella è stata interamente restaurata (restauro statico, statue, affreschi e grata) dalla Riserva tra il 2007 e il 2010, grazie a finanziamenti della Regione Piemonte. Con l’occasione è stata dotata anche di un impianto di illuminazione.
Sempre con finanziamento regionale è stato restaurato anche l’atrio della cappella (apparato lapideo, intonaci, affreschi e pavimento) e dotato di impianto di illuminazione (2009-2010). 

Cappella IX – IL SECONDO SOGNO DI GIUSEPPE [+] Espandi

La cappella ospita la scena del secondo sogno di Giuseppe:l’angelo lo avvisa di fuggire in Egitto per scampare alla strage dei bambini voluta da Erode.

La cappella risultava già esistente come vano vuoto ai tempi in cui venne redatto il progetto del Libro dei Misteri di Galeazzo Alessi (1565-1569). Essa fu allestita e decorata, seguendo fedelmente le indicazioni contenute nel Libro de Misteri di Galeazzo Alessi nell’ottavo decennio del Cinquecento.

Nel pronao sono raffigurati in alto la scena dell’Adorazione del vitello d’oro e Mosè che rompe le tavole della legge.

All’interno della cappella le pitture raffiguranti la fuga in Egitto e scene di paesaggio attribuite tradizionalmente a Giulio Cesare Luini, sono più probabilmente opera di una équipe di artisti ancora pienamente inseriti nella tradizione gaudenziana di pieno Cinquecento.

La Madonna con il Bambino in terracotta fu realizzata da Gaudenzio Ferrari fra il secondo e il terzo decennio del Cinquecento e trasportata qui dall’antica cappella della Casa di Loreto (c. 2).

Le due statue dell’angelo e di Giuseppe sono di un artista lombardo ancora sconosciuto, plasmate negli anni Settanta del Cinquecento.

La cappella è stata interamente restaurata (statue, affreschi e grata), dalla Riserva tra il 2007 e il 2008, grazie a finanziamenti della Fondazione della Banca Popolare di Novara per il Territorio. Con l’occasione è stata dotata anche di un impianto di illuminazione. Con il medesimo finanziamento è stato restaurato anche l’atrio della cappella (intonaci, affreschi e pavimento) e dotato di impianto di illuminazione (2007-2009). Si è inoltre restaurata anche la facciata. 

Cappella X – LA FUGA IN EGITTO[+] Espandi

La cappella raffigura la scena della fuga in Egitto e fu costruita nell’ottavo decennio del Cinquecento secondo il progetto del Libro dei Misteri di Galeazzo Alessi (1565-1569) da cui venne mutuata anche la scena allestita internamente.

Ignoto è l’autore delle statue, ispirate alla tradizione gaudenziana, già realizzate nel 1578, e degli affreschi originari, completamente rinnovati nel 1886 da Francesco Burlazzi. 

 

Cappella XI – LA STRAGE DEGLI INNOCENTI[+] Espandi

La cappella raffigura la scena della strage degli innocenti decretata da Erode e fu voluta e finanziata dal duca di Savoia Carlo Emanuele I che era stato in visita al Sacro Monte di Varallo. Venne costruita a partire dal 1586 dai fratelli d’Enrico di Alagna.

La scena interna, come alcuni motivi architettonici, sono liberamente ispirati al Libro dei Misteri di Galeazzo Alessi (1565-1569).
Le statue in terracotta dell’allestimento iniziale sono opera di Giacomo Paracca Bargnola di Valsolda e risultavano completate nel 1591.

Tra il 1594 e il 1595, per volontà del vescovo della diocesi Carlo Bascapè, lo scultore Michele Prestinari, artista proveniente dal cantiere del duomo di Milano, aggiunse il trono di Erode e altri trenta “innocentini”.

La decorazione pittorica fu affidata nel 1590 a Giovanni Battista della Rovere detto il Fiamminghino e fu da lui realizzata con la collaborazione del fratello Giovanni Mauro. 

Cappella XII – BATTESIMO DI GESÙ[+] Espandi

La cappella ospita la scena del battesimo di Gesù: Giovanni Battista gli cosparge il capo di acqua, due angeli sulle rive del Giordano tengono gli abiti di Cristo e Dio padre in alto dichiara: “Questo è il mio figlio diletto : ascoltatelo”. Fu costruita nell’ottavo decennio del Cinquecento nell’ambito dei lavori successivi alla riorganizzazione del Sacro Monte proposta da Galeazzo Alessi (1565-1569).

Le statue di Cristo, del Battista ed i due angeli, già ultimate negli anni Settanta del XVI secolo, sulla falsariga delle indicazioni contenute nel Libro dei Misteri, sono opera di un artista formatosi in ambiente lombardo ancora non identificato.

Nell’aprile del 1584 venne commissionata la decorazione pittorica del vano a Orazio Gallinone di Treviglio. Nell’agosto dello stesso anno, morto il Gallinone, l’incarico fu assegnato a Gabriele di Cristoforo Bossi, che lo eseguì prontamente insieme alla pittura delle statue e alla realizzazione della figura in stucco del Padre Eterno affissa alla volta, nonché di alcuni animaletti, rettili e quadrupedi in stucco collocati sul piano della cappella. 

Cappella XIII – LE TENTAZIONI DI CRISTO[+] Espandi

La cappella ospita la scena delle tentazioni di Cristo nel deserto da parte del demonio raffigurato con sembianze umane.

La cappella è una delle più antiche del Sacro Monte, già esistente all’inizio del Cinquecento, come attesta una data graffita (1501) incisa nell’intonaco esterno della parete di fondo.
Ai tempi in cui Galeazzo Alessi redasse il Libro dei Misteri (1565-1569) essa ospitava la scena di Gesù che porta la croce e vi si accedeva da una porta aperta sulla parete posteriore.

Nel decennio successivo vi fu inserito anche il mistero delle Tentazioni di Cristo con le relative statue (di autore ignoto), ispirate al Libro dei Misteri e vi fu aggiunto il portico antistante con le decorazioni a grottesche e i medaglioni a monocromo. Risalgono a quest’epoca anche le due statue di Cristo e del demonio. Dal 1599, a seguito di disposizioni del vescovo Bascapè, la cappella venne riallestita e dedicata interamente al mistero delle Tentazioni con l’aggiunta degli animali in terracotta.

La decorazione pittorica è stata ascritta a Melchiorre d’Enrico, fratello di Tanzio da Varallo, presumibilmente realizzata nel primo decennio del Seicento. 

Cappella XIV – SAMARITANA AL POZZO[+] Espandi

La cappella, prevista nel Libro dei Misteri di Galeazzo Alessi (1565-1569), ospita la scena dell’incontro di Cristo e della Samaritana.

Risultava già edificata negli anni Settanta del Cinquecento. La scena plastica fu realizzata, secondo le indicazioni del progetto dell’Alessi, da un ignoto artista di cultura milanese, intorno al 1580, così anche la decorazione pittorica, attribuita al pittore locale Gian Giacomo Testa.

La cappella è stata interamente restaurata (statue, affreschi e pavimento) dalla Riserva tra il 1986 e il 1997 con finanziamenti regionali. 

Cappella XV –IL PARALITICO RISANATO[+] Espandi

La cappella illustra Gesù che predica ai suoi discepoli in una casa di Cafarnao mentre dal tetto scoperchiato viene calato un paralitico affinchè egli lo guarisca.

Anche questa cappella fu progettata  nel Libro dei Misteri di Galeazzo Alessi (1565-1569), ed iniziata prima del 1572.  L’edificio  risulta completato nel 1578, ma l’allestimento interno, con statue e pitture, fu realizzato solo quasi mezzo secolo più tardi.

 Giovanni d’Enrico intorno al 1620 plasmò le statue in terracotta e nel 16121-1622 circa il pittore valsesiano Cristoforo Martinoli ne decorò le pareti con le pitture.

Cappella XVI – IL FIGLIO DELLA VEDOVA DI NAIM RESUSCITATO[+] Espandi

La cappella raffigura la scena di Cristo che, mentre si reca a Naim, si imbatte nel funerale di un ragazzo, figlio unico di una vedova, che viene da lui resuscitato.

Anche questa cappella venne prevista nel Libro dei Misteri di Galeazzo Alessi (1565-1569), iniziata prima del 1572 e conclusa entro il 1583. La scena interna fu allestita seguendone le indicazioni.
Tra il 1583 e il 1587 furono presumibilmente realizzati gli affreschi, attribuiti al pittore locale Gian Giacomo Testa.

Le statue, che risultavano presenti all’interno della cappella a partire dal 1587, sono state attribuite Bartolomeo Badarello di Campertogno.
La cappella venne costruita anche grazie alla munificenza della marchesa di Pianezza, che contribuì alle spese relative. 

Cappella XVII – LA TRASFIGURAZIONE[+] Espandi

La cappella ospita la scena della Trasfigurazione di Cristo che appare raggiante di luce tra Elia e Mosè agli apostoli che, ai piedi del Monte, compiono atti miracolosi.

Anche questa tappa narrativa e la relativa cappella erano state previste nel Libro dei Misteri di Galeazzo Alessi (1565-1569), da cui trae ispirazione il gruppo di sculture poste sulla parte alta del Monte. Risultava già iniziata, per la parte relativa alle fondazioni, nel 1572, ma venne ultimata soltanto negli anni Sessanta del Seicento.

La statue sono attribuite a Pietro Francesco Petera di Varallo e a Giovanni Soldo da Camasco, collaboratore di Dionigi Bussola, ultimate negli anni Settanta del XVII secolo, mentre gli affreschi (1666-1675 circa) sono opera dei fratelli Montaldo detti “i Danedi”, artefici anche della decorazione della cupola della Basilica del Sacro Monte.

Cappella XVIII – LA RESURREZIONE DI LAZZARO[+] Espandi

La cappella, prevista nel Libro dei Misteri di Galeazzo Alessi (1565-1569), ospita la scena del miracolo della Resurrezione di Lazzaro e fu costruita intorno al 1580.Tre anni dopo era dotata di statue e affreschi.
Le sculture sono attribuite a Bartolomeo Badarello di Campertogno. Su richiesta del vescovo Bascapè ne furono aggiunte altre due nell’ultimo decennio del secolo ad opera di Michele Prestinari, statuario attivo anche al duomo di Milano.

L’originaria figura di Cristo venne sostituita nel 1905, a causa del cattivo stato di conservazione, con una nuova statua di gusto neoclassico dallo scultore Carlo Vanelli. Gli affreschi sono attribuiti al pittore locale Gian Giacomo Testa. 

Cappella XIX – L’INGRESSO DI GESÙ IN GERUSALEMME[+] Espandi

La cappella rappresenta l’ingresso di Gesù in Gerusalemme su di un asinello in mezzo alla turba che gli fa festa e al suo passaggio stende stoffe e getta rami di ulivo e di palma.

Era prevista insieme a tutte le cappelle che ospitano le tappe della vita pubblica di Gesù (dal Battesimo all’ingresso in Gerusalemme) nel Libro dei Misteri di Galeazzo Alessi (1565-1569) e riprende il modello suggerito dall’Alessi anche nell’allestimento del gruppo statuario.

La costruzione dell’edificio e il suo allestimento interno, con le statue e gli affreschi, risalgono al periodo tra il 1578 e il 1583 e sono attribuiti al pittore locale Gian Giacomo Testa ed allo scultore Bartolomeo Badarello di Campertogno.

Tra il 1721 e il 1722 lo statuario milanese Giuseppe Arrigoni rifece le due statue in primo piano mentre Pietro Borsetti affrescò due apostoli nella finta porta a destra. Un secolo più tardi (1817) Giovanni Avondo aggiunse altre figure dipinte nel vano della finta porta di sinistra. 

Cappella XX – L’ULTIMA CENA[+] Espandi

La cappella esisteva già nell’ultimo decennio del Quattrocento ed occupava il vano che oggi è denominato “sala cappella”, annesso alla Casa per esercizi spirituali costruita negli anni Settanta del Settecento, l’edificio che ora ospita l’Albergo “Casa del Pellegrino”, a destra della Basilica.
Le statue, manichini in legno finiti e dipinti solo nelle parti a vista (gli arti e le teste) e completati da tele gessate, risalgono alla fine del XV secolo e sono state accostate alla bottega degli scultori lombardi De Donati.

Il ”mistero” dell’Ultima Cena subì diversi spostamenti nel tempo. Il vescovo Carlo Bascapè, giudicò la cappella fuori luogo nel percorso narrativo, perché precedeva la scena dell’Ingresso di Cristo in Gerusalemme che nei Vangeli è invece precedente all’Ultima cena e per questo fece trasferire le sculture dal vano iniziale, posto sul “Monte Sion” in un’ altra cappella. In quell’occasione (1614-1615) lo statuario Giovanni d’Enrico plasmò i piatti con la frutta (fichi, pesche, pere e mele) e con la fetta di formaggio che fanno da corredo alla tavola imbandita.

Nel 1776 venne costruito un nuovo portico allineato sul lato sud della piazza della Basilica e vi fu allineata sotto la cappella con il “mistero” della Cena con le sue statue, vivande e stoviglie. La nuova cappella venne decorata all’interno con pitture di gusto rococò da Antonio Orgiazzi il Vecchio che le completò, firmandole e datandole nel 1779 e che progettò anche le consolles e i vassoi. La tavola è imbandita con pezzi di materiali diversi, in cera soffiata, in terracotta, in terracruda, in legno dipinto, in marmo e carta pesta, realizzati fra la fine del XV e il XIX secolo, che raffigurano le vivande

Cappella XXI – L’ORAZIONE NELL’ORTO[+] Espandi

La scena raffigura Cristo in preghiera nell’orto degli ulivi e l'angelo che gli porge il calice. Una cappella dedicata all’orazione nell’orto esisteva al Sacro Monte già dall’inizio del Cinquecento. Essa venne spostata in un altro vano all’inizio del Seicento per volontà del vescovo Carlo Bascapè.

Le statue di Cristo e dell’angelo furono plasmate da Giovanni d’Enrico e risultavano già collocate nella cappella nel 1604.

Quando, nel 1776, venne costruito il nuovo portico allineato sul lato sud della piazza della Basilica, vi fu allineata sotto la cappella con il “mistero” dell’Orazione nell’orto con le sue statue. Nel 1776 lo scultore della casa reale dei Savoia, Giovanni Battista Bernero, plasmò e donò al Sacro Monte la statua di san Carlo rispettando la volontà del vescovo Bascapè che nel 1604 voleva collocata in questa cappella la figura del santo in ricordo delle preghiera e meditazioni del Borromeo, quando era in visita a Varallo, davanti a quel mistero.

Nel 1778 Antonio Orgiazzi il Vecchio ultimò la decorazione della cappella e ridipinse le statue.

 

Cappella XXII – I DISCEPOLI DORMIENTI[+] Espandi

La cappella ospita la scena di Cristo che dopo aver pregato nell’orto degli ulivi sorprende i tre discepoli addormentati.

Un’originaria cappella dei Discepoli dormienti venne costruita nei primi anni del XVII secolo per volontà del vescovo Bascapè sulle pendici del colle del Monte Tabor. Le statue dei due discepoli e di Cristo furono plasmate da Giovanni d’Enrico tra il 1605 e il 1606 e dipinte da Melchiorre d’Enrico che decorerà anche le pareti della cappella con pitture ultimate nel 1612.

Nel 1863, a seguito del prolungamento del portico di Casa Parella (l’edificio che occupa il lato sinistro della piazza della Basilica) il gruppo scultoreo del primo Seicento venne trasferito nel nuovo vano la cui decorazione pittorica fu realizzata da Paolo Emilio Morgari nel 1865. 

Cappella XXIII – CATTURA DI CRISTO[+] Espandi

La cappella illustra la scena della cattura di Cristo di notte mentre gli apostoli fuggono. Un’antica cappella della cattura di Cristo risultava in costruzione già nel 1514.
Un nuovo sacello venne realizzato grazie alla munificenza del marchese del Vasto, don Alfonso d’Avalos, governatore spagnolo a Milano, dopo la sua visita al Sacro Monte avvenuta nel 1538, e corredato di statue lignee realizzate da una bottega lombarda tra il 1540 e il 1545 circa.

L'attuale cappella venne costruita, all’interno del Palazzo di Pilato, all’inizio del XVII secolo per volontà del vescovo Bascapè e fu allestita recuperando otto statue lignee cinquecentesche dell’antico mistero, aggiungendovene altre due, collocate sul fondo, recentemente attribuite a Giovanni Battista Corbetta, provenienti dall’antica ‘Incoronazione di spine’ (1559 ca.).

Le due figure di soldati in terracotta poste a sinistra sono le due statue di Adamo ed Eva realizzate da Michele Prestinari per la cappella di Adamo ed Eva e scartate per volere del vescovo Bascapè, riutilizzate qui, opportunamente travestite e modificate.
Altre cinque in terracotta furono aggiunte da Giovanni d’Enrico nel secondo decennio del Seicento.
Gli affreschi sono opera di Melchiorre d’Enrico, fratello di Giovanni e del pittore Antonio d’Enrico, detto Tanzio da Varallo, firmati e datati 1619. 

Cappella XXIV – GESÙ AL TRIBUNALE DI ANNA [+] Espandi

La cappella rappresenta la scena di Cristo, legato, condotto al giudizio davanti al sommo sacerdote Anna.

E’ questa l’ultima cappella edificata all’interno del Sacro Monte. Fu costruita tra il 1704 e il 1740 con le offerte dei valsesiani residenti a Torino.

Le statue sono opera di Carlo Antonio Tantardini di Valsassina che le plasmò tra il 1726 e il 1740, mentre di Giovanni Battista Bernero, scultore di corte dei Savoia, è la figura del pontefice Anna (1776).

Gli affreschi si devono a Sigismondo Betti, professore dell’Accademia fiorentina che li realizzò tra il 1763 e il 1764. 

Cappella XXV – GESÙ AL TRIBUNALE DI CAIFA[+] Espandi

La cappella rappresenta la scena di Cristo, legato e condotto davanti a Caifa, che, nella sala ove sono radunati gli scribi e gli anziani, alla domanda se sia Figlio di Dio risponde :”Lo sono”.

Una cappella destinata ad ospitare la tappa narrativa del giudizio di Gesù davanti a Caifa era già prevista nel Libro dei Misteri di Galeazzo Alessi (1565-1569), ma fu il vescovo Bascapè ad ordinarne la costruzione nel primo decennio del Seicento. Fu edificata grazie ad una donazione di Claudio Iacobino da Fobello (1613) ed alle elemosine degli uomini di Varallo.

Nel 1614 viene redatto il progetto della costruzione, presumibilmente da Giovanni d’Enrico e Bartolomeo Ravelli, ed iniziato l’edificio che nel settembre del 1617, quando lo vide il vescovo Ferdinando Taverna, era innalzato fino al livello del tetto.

Le statue furono plasmate da Giovanni d’Enrico nel terzo decennio del XVII secolo, ma a fine Ottocento lo scultore Giuseppe Antonini aggiunse barbe e capelli in gesso ad alcune figure. Gli affreschi sono opera di Cristoforo Martinoli detto “il Rocca”, un pittore valsesiano, attento ai modi del Morazzone, attivo anche in alcune altre cappelle del Sacro Monte. 

 

Cappella XXVI – IL PENTIMENTO DI PIETRO[+] Espandi

La cappella rappresenta la scena di Pietro che al canto del gallo piange perché ricorda la profezia di Gesù: ”prima che il gallo canti mi avrai rinnegato tre volte”. Questa scena venne allestita successivamente al mistero del giudizio di Cristo davanti a Caifa.

Le statue furono plasmate da Giovanni d’Enrico intorno al 1640, così come gli affreschi che sono opera di Cristoforo Martinoli detto “il Rocca”.

A fine Ottocento lo scultore Giuseppe Antonini aggiunse a san Pietro la barba e i capelli. 

 

 

 

Cappella XXVII – CRISTO CONDOTTO AL TRIBUNALE DI PILATO (I) [+] Espandi

La cappella rappresenta la scena di Cristo, legato, condotto al primo giudizio davanti a Pilato, governatore romano.

Questa cappella è inserita nel Palazzo di Pilato, l’edificio costruito nel primo Seicento per volontà del vescovo Bascapè, per ospitare i principali misteri della passione di Cristo.

Sulla volta sono raffigurati episodi tratti dall’Antico Testamento (il profeta Daniele condotto al giudizio davanti a Dario, re dei Medi e condannato) in stretta corrispondenza con la scena del giudizio di Cristo sottostante.

Sulla parete di fondo è raffigurata la “via dolorosa” che Cristo percorse per recarsi al Calvario.

Lavorarono a questo “mistero” i due fratelli d’Enrico, Antonio, pittore, detto “Tanzio”, autore dei dipinti (1617-1618) e Giovanni, scultore, che plasmò le statue in terracotta (1615-1617 circa). Ne risultò una straordinaria integrazione fra pittura e scultura, evidente soprattutto nella folla, in parte dipinta e in parte in vero rilievo, che dalla parete destra segue Cristo nell’aula di Pilato.

Le statue della cappella sono state restaurate tra il 2005 e il 2006, grazie a finanziamenti della Regione Piemonte. 

Cappella XXVIII – CRISTO AL TRIBUNALE DI ERODE[+] Espandi

La cappella rappresenta la scena di Cristo condotto al giudizio davanti al re Erode e fu costruita con le elemosine dei valsesiani tra il 1619 e il 1627 circa, su progetto di Bartolomeo Ravelli e Giovanni d’Enrico.

Anche in questa cappella lavorarono insieme, per le statue e i dipinti, i due fratelli: Giovanni, con la sua équipe, e Antonio d’Enrico, detto “Tanzio”. Gli affreschi risultavano iniziati, ma ancora incompleti, nel 1628 quando visitò il Sacro Monte il vescovo Volpi e ordinò di concludere la decorazione pittorica delle pareti e delle statue e di dotare la cappella di una grata di legno e di vetrate.

Gli affreschi, caratterizzati da tinte scure, in cui predominano i grigi e gli azzurri, rappresentano l’opera più tarda lasciata da Tanzio al Sacro Monte (1628-1630), probabilmente conclusa subito dopo la decorazione della cappella dell’Angelo custode nella basilica di san Gaudenzio a Novara. 

Cappella XXIX – CRISTO CONDOTTO AL TRIBUNALE DI PILATO (II) [+] Espandi

La cappella rappresenta la scena di Cristo che Erode rimanda da Pilato per il giudizio definitivo.

All’inizio del XVI secolo, appena costruito il Palazzo di Pilato, lo spazio occupato dalla cappella costituiva l’ingresso dell’edificio. Successivamente venne deciso di delimitare un vano chiuso per ospitare una cappella che risultava ultimata nella parte architettonica nell’estate del 1628, quando visitò il Sacro Monte il vescovo Volpi, ma era allora priva di decorazione e di statue. Il suo completamento richiese ancora mezzo secolo.

Il gruppo di sculture in terracotta è opera tarda della équipe di Giovanni d’Enrico ed appariva completato nel 1641.

Le pareti della cappella restarono invece prive di decorazione per alcuni decenni. Nel 1658 fu affidato al pittore valsesiano Pierfrancesco Gianoli l’incarico di realizzare gli affreschi. Nel 1661 vennero approvati i disegni preparatori per le pitture.

Intorno al 1670 i fratelli Grandi curarono le finte architetture dipinte sulle pareti. Le scene con le figure furono eseguite soltanto tra il 1675 e il 1679 dal Gianoli che firmò e datò (1679) il suo autoritratto affrescato sulla parete sinistra (conservato oggi presso la Pinacoteca di Varallo). 

Cappella XXX – L’ULTIMA CENA[+] Espandi

La cappella rappresenta la scena di Cristo flagellato dagli sgherri.
 

La cappella rappresenta la scena di Cristo flagellato dagli sgherri.
Una precedente cappella della Flagellazione esisteva già nel XVI secolo nell’antico Palazzo di Pilato, posto presso la porta minore di accesso al Sacro Monte, demolito nel tardo Ottocento.
Era corredata dalle sculture lignee di Cristo e dei due flagellatori, opera di Giovanni da Battista Corbetta(1547-1578 ca.).
Presso la Pinacoteca di Varallo si conservano i resti delle pitture di Bernardino Lanino (realizzate fra la fine del quarto decennio del Cinquecento e l'inizio del decennio seguente) che ne decoravano le pareti e la statua lignea di Cristo flagellato.
Il nuovo vano, posto al pian terreno del Palazzo di Pilato, venne realizzato dopo un impegnativo lavoro di scavo per rimuovere i banchi di roccia che affioravano in questa zona del Monte e risultava ultimato nel 1610. In quell’anno il vescovo Bascapè chiese di portarvi alcune delle statue di legno che componevano l’antico “mistero”. Vi furono così trasferiti i due antichi flagellatori. Ad essi furono aggiunte quattro figure in terracotta, terminate nel 1617, opera di Giovanni d'Enrico che per l'immagine di Cristo si ispirò alla statua del da Corbetta.
Gli affreschi, del pittore valsesiano Cristoforo MArtinoli detto "il Rocca", furono conclusi nel 1620. 

Cappella XXXI – L’INCORONAZIONE DI SPINE[+] Espandi

La cappella rappresenta la scena in cui i soldati sbeffeggiano Cristo, abbigliandolo in modo falsamente regale, ponendogli una corona di spine sulla testa, una canna nelle mani ed uno straccio color porpora sulle spalle, e lo percuotono e gli sputano addosso.

La cappella è parte del Palazzo di Pilato e fu costruita all’inizio del ‘600. Nel 1608 viene stipulato il contratto con un pittore locale, Anselmo de Otina o Alesina di Rassa, per la sua decorazione pittorica.
Gli affreschi della parete di fondo furono cominciati (se ne conservano tracce sotto l’attuale decorazione), ma probabilmente non furono all’altezza delle aspettative poiché nel 1614 risultava impegnato per le pitture Ortensio Crespi di Cerano (fratello del più noto pittore Cerano), autore delle pitture della parete di fondo e forse anche della parete destra. Controversa è l'attribuzione della decorazione della parete sinistra, ascritta al pittore locale Testa o a Melchiorre d'Enrico di Giovanni. Il vescovo Taverna, che salì al Sacro Monte nel mese di settembre del 1617, vide gli affreschi e le sculture ormai terminati.
Le statue, di Giovanni d’Enrico, furono plasmate nel primo decennio del Seicento.

 

Cappella XXXII – CRISTO CONDOTTO AL PRETORIO[+] Espandi

La cappella rappresenta la scena in cui Cristo, con una corda al collo, è condotto dagli sgherri al Palazzo Pretorio da Pilato.
La cappella è parte del Palazzo di Pilato. La sua realizzazione è però più tarda rispetto agli altri “misteri” ospitati nell’edificio.
Per il gruppo statuario furono riutilizzate tre statue in legno dipinte provenienti da cappelle più antiche; Cristo e il manigoldo che lo trascina con la corda provengono dalla cappella della Spogliazione delle vesti, che corrisponde all’attuale cappella della Pietà (c. 40) costruita nel primo Cinquecento, attribuite a Gaudenzio Ferrari (1510 circa) e vennero trasferite qui dopo il 1628, sulla base del progetto di riorganizzazione della parte alta del Sacro Monte voluto dal vescovo Bascapè. La terza, un soldato (1540-1545 ca.), proviene verosimilmente dall'antica capella della Cattura di Cristo.
Le altre quattro statue furono plasmate dalla bottega di Giovanni d’Enrico (1640 circa).

Le pareti furono completate con le pitture ad opera del pittore valsesiano Pierfrancesco Gianoli nel 1657. 

Cappella XXXIII – CATTURA DI CRISTO[+] Espandi

La cappella rappresenta la scena in cui Pilato, dicendo: “Ecce homo”, dalla loggia del suo palazzo mostra Cristo alla folla, piagato per la flagellazione e incoronazione di spine e legato dagli sgherri. La folla risponde chiedendo a gran voce di crocifiggerlo.

La cappella è ubicata al primo piano del Palazzo di Pilato e si raggiunge dopo aver percorso la scala santa, i cui gradini furono offerti ciascuno da una comunità della valle. Questa scala nel progetto del vescovo Bascapè doveva riprodurre la scala di san Giovanni in Laterano a Roma.
Nel 1608 il vescovo invia la descrizione di cosa andrà raffigurato all’interno della cappella. Questo documento, che si è conservato, descrive puntualmente la scena che sarà effettivamente realizzata, con Cristo alla loggetta in alto e la folla, animata da vari sentimenti nei confronti di Gesù, in basso.

Gli affreschi, che definiscono l’architettura illusionistica della sala, su due piani, con la loggia che consente di ampliare lo spazio e di disporvi la folla, sono opera di Pierfrancesco Mazzucchelli detto “il Morazzone” (1609-1616). Le statue, già in buona parte realizzate nel 1610, furono plasmate dalla equipe di Giovanni d’Enrico e dipinte dal fratello Melchiorre. Lo scenario architettonico della parete di fondo, in legno dipinto, è opera di Gaudenzio e Bartolomeo Ravelli.
Alcuni disegni di Morazzone, collegati alla decorazione della cappella, sono conservati nella Pinacoteca di Varallo.

Cappella XXXIV – PILATO SI LAVA LE MANI[+] Espandi

La cappella, posta al primo piano del Palazzo di Pilato, rappresenta la scena di Cristo condotto nuovamente al cospetto del governatore romano, che accoglie la proposta della folla di crocifiggerlo, ma per non apparire responsabile di questa decisione, con un gesto simbolico, si lava le mani davanti al popolo.

Nel 1613 la cappella doveva essere ultimata nella parte architettonica e vennero chieste al vescovo Bascapè le istruzioni per la sua decorazione interna. Il cardinale Taverna, quattro anni più tardi, la vide ancora priva di statue, ad eccezione del trono e della statua di Pilato, mentre le altre sculture si stavano fabbricando ad opera di Giovanni d’Enrico.

Inizialmente destinata ad essere ornata di pitture dal pittore piemontese Moncalvo, essa fu poi dipinta da Antonio d’Enrico, detto “Tanzio da Varallo” (1618-1619) che, di nuovo, come era avvenuto nella cappella dove Cristo è condotto per la prima volta davanti a Pilato (c.27), progettò la scena, insieme al fratello Giovanni (lo scultore), ottenendo uno spettacolo di straordinaria illusione ottica grazie alla perfetta integrazione di pittura e scultura. 

Cappella XXXV – LA CONDANNA DI CRISTO[+] Espandi

 

La cappella, posta al primo piano del Palazzo di Pilato, rappresenta la scena del giudizio finale di Cristo davanti a Pilato nel momento in cui il governatore ne legge la condanna a morte.

Le pareti della cappella raffigurano l’aula di Pilato, aperta all’esterno, delimitata in alto da una balconata oltre la quale, sulla cupola, è rappresentata l’Ascensione di Cristo che sovrasta esattamente la scena della condanna.

La cappella venne costruita nel primo decennio del Seicento. Nel 1610 venne incaricato della decorazione il pittore Pier Francesco Mazzucchelli, detto “il Morazzone”, ma i lavori cominciarono probabilmente solo nel 1614 per concludersi nel 1616.

Negli stessi anni furono plasmate anche le statue, da Giovanni d’Enrico. Qualche limitata modifica venne richiesta dal vescovo Taverna nel 1617 per rendere più elegante e decorosa la tavola davanti a Pilato, con una tovaglia e un calamaio che fossero al livello dell’episodio rappresentato. 

 

Cappella XXXVI – LA SALITA AL CALVARIO [+] Espandi

La cappella raffigura la salita di Cristo al Calvario con la croce in spalla e la turba che lo accompagna e il momento dell’incontro con la Veronica. Sulle pareti è rappresentata la città di Gerusalemme e il monte Calvario.

L’edificio risultava già quasi ultimato, ma privo di volta, nel 1593 e destinato ad ospitare la scena dell’Affissione alla croce. Il vescovo Bascapè nel 1594 pensò invece di alloggiarvi Cristo che porta la croce; nel 1597 il vescovo fornì le istruzioni dettagliate su cosa raffigurare all’interno della cappella.
Tra il 1599 e il 1602 vennero plasmate le statue dallo scultore fiammingo Juan de Wespin detto “il Tabacchetti” che aveva già lavorato al Sacro Monte di Crea. Tra il 1602 e il 1607 vennero decorate le pareti dell’edificio da Pierfrancesco Mazzucchelli detto “il Morazzone” che dovette intervenire ancora, per qualche ritocco, nel 1616.

Documenti preziosi per la storia di questa cappella sono i contratti, stipulati con lo scultore e il pittore, che si sono fortunatamente conservati e che chiariscono la volontà del vescovo di mantenere una forte continuità narrativa con la cappella del Calvario (la Crocifissione – n.38) di Gaudenzio Ferrari di cui raccomandava di imitare sia i personaggi principali che l’ambiente naturale (il Monte Calvario) prendendo a modello anche il suo modo di dipingere “vero” e “naturale”. 

 

Cappella XXXVII – L’AFFISSIONE ALLA CROCE[+] Espandi

La cappella rappresenta la scena di Gesù che viene inchiodato alla croce sulla cima del Calvario, alla presenza della Madonna con le pie donne e di san Giovanni, circondato dalla folla.

Nel 1603 il vescovo Bascapè aveva previsto la realizzazione di questa cappella fra la tappa della Salita al Calvario e quella della Crocifissione.
In realtà nel 1617, quando sale al Sacro Monte in visita pastorale il cardinale Ferdinando Taverna, l’edificio non era ancora cominciato, venne poi costruito nel quarto decennio del Seicento grazie alle offerte di Giovanni Antonio Tornelli.

Giovanni d’Enrico, con la collaborazione di Giacomo Ferro e della sua equipe, plasmò le statue tra il 1635 e il 1638 circa. La scena però nel 1641, quando venne al Sacro Monte il vescovo Tornielli, era ancora da completare in alcuni particolari, come le capigliature e le armature che corredano i personaggi mentre la decorazione pittorica, opera di Melchiorre Gherardini detto “il Ceranino”, era pressoché completata (quarto decennio-inizio del quinto decennio del secolo).

 

 

Cappella XXXVIII – LA CROCIFISSIONE[+] Espandi

Per visualizzare il Virtual Tour è necessario il plug-in di QuickTime, scaricabile gratuitamente da qui Trascina il puntatore del mouse sopra all'immagine e usa i controlli del player per esplorare l'interno della cappella della Crocifissione.

 

La cappella raffigura la scena di Cristo che muore sulla croce con i due ladroni ai lati, la Madonna con le pie donne, san Giovanni, i soldati e i personaggi che lo hanno accompagnato al Calvario.

Già nel 1514 esisteva un’antica cappella dedicata al mistero della morte in croce di Cristo, compresa nel piano di ricostruzione della Terra Santa voluto dal fondatore del Sacro Monte, padre Bernardino Caimi, che ospitava al suo interno una scena semplice ed essenziale con Cristo, i due ladroni, la Maddalena ai piedi della croce e alcuni soldati.

Tra il 1515 e il 1520 circa Gaudenzio Ferrari, che aveva già lavorato al Sacro Monte in altre cappelle, rinnovò completamente il “mistero” precedente, coordinando un’articolata bottega, per plasmare le statue, scolpire i due ladroni in legno (la figura di Cristo è più antica) e dipingerne le pareti. Mise così in scena una crocifissione che accosta alle figure tradizionali del racconto evangelico come Cristo e i ladroni, san Giovanni, le pie donne, i soldati che giocano ai dadi la veste di Cristo, una variegata umanità composta da personaggi definiti con grande naturalezza di fisionomie e di sentimenti, la zingara con i suoi bambini e il cagnolino, la nobildonna con la figlioletta, il gruppo degli anziani, i soldati e personaggi tratti dalla vita di tutti i giorni, come il gozzuto che porge a Gesù la spugna imbevuta di acqua e aceto.

Con una singolare ed attenta regia Gaudenzio continuò il corteo sulle pareti, con figure coordinate con le statue, di analoga scala e proporzioni così da rendere l’illusione di una scena unica che dal vano tridimensionale della cappella continua sulle pareti. Questa tecnica narrativa resterà come modello per gli artisti che lavoreranno al Sacro Monte dopo di lui.
Nel cielo angeli dalle svariate pose esprimono il dramma della morte di Cristo. 

 
Cappella XXXIX – LA DEPOSIZIONE DALLA CROCE[+] Espandi

 

La cappella rappresenta la scena in cui Gesù viene rimosso dalla croce da Giovanni d’Arimatea con Nicodemo, l’apostolo Giovanni e le pie donne.

Nel 1603 il vescovo Bascapè previde la realizzazione di questa cappella che venne costruita nel quarto decennio del Seicento.

Giovanni d’Enrico, con la collaborazione di Giacomo Ferro e della sua equipe, plasmò le statue tra il 1637 e il 1640 circa, mentre la decorazione pittorica è opera di Melchiorre Gherardini, detto "il Ceranino" (1641-1642 circa). ​

 

 

Cappella XL – LA PIETÀ[+] Espandi

La cappella ospita oggi la scena della Pietà: la Madonna tiene in grembo il corpo di Gesù appena deposto dalla croce da Giovanni d’Arimatea e da Nicodemo, mentre le pie donne lo aiutano a preparare il corpo per la sepoltura.

Il primo ricordo sicuro dell’esistenza di questa cappella risale al 1514 quando raffigurava l’episodio della Spogliazione delle vesti con al centro la statua di Cristo denudato dagli abiti, legato con una corda al collo e condotto al Calvario.

Sulle pareti Gaudenzio Ferrari raffigurò ad affresco, intorno al 1510, la salita al Calvario con i soldati, i due ladroni, san Giovanni e le pie donne e, in basso, sulla parete di fondo, la scena dei soldati che si giocano ai dadi la veste di Cristo. Questi dipinti rivelano una maturazione del linguaggio artistico del pittore che conferma l’ipotesi di un suo viaggio in Italia centrale. La posizione della cappella e la sua decorazione interna dovevano essere strettamente legate al complesso del Calvario, subito retrostante.

Quando, dopo la Controriforma, il Sacro Monte venne riorganizzato secondo la volontà del vescovo Carlo Bascapè, il nuovo programma narrativo spostava da questa parte della piazza i misteri successivi alla Crocifissione, perciò la piccola cappella perse parte della sua importanza. Così, dopo il 1628, il gruppo di sculture fu trasportato nella cappella di Cristo condotto al Pretorio (c. 32), dove si trova ancora oggi e il vano fu corredato dalla scena della Pietà, un gruppo in terracotta di Giovanni d’Enrico realizzato entro il 1640.

La cappella è stata interamente restaurata (statue, affreschi e inferriata), dalla Riserva tra il 2007 e il 2010, grazie a finanziamenti della Fondazione Cassa di Risparmio di Vercelli. Con l’occasione è stata dotata anche di un impianto di illuminazione. Con il medesimo finanziamento è stato restaurato anche l’intonaco esterno. 

 

Cappella XLI – LA DEPOSIZIONE DI GESÙ NELLA SINDONE[+] Espandi

La scena raffigura il momento in cui il corpo di Cristo, una volta deposto dalla croce, dopo essere stato cosparso di aromi profumati, viene avvolto in un lenzuolo (la “Sindone”). Sullo sfondo sono dipinti la città di Gerusalemme e il Calvario con le tre croci.

La cappella esisteva già a fine Quattrocento, quando probabilmente costituiva uno spazio unico con la cappella precedente, e ospitava il gruppo di statue in legno policromo dette “Pietra dell’unzione”, opera dei fratelli De Donati ora conservate nella Pinacoteca di Varallo.

Le sculture, giudicate nell’Ottocento rozze e fuori moda, vennero sostituite nel 1826 con un nuovo gruppo in terracotta opera dello scultore neoclassico Luigi Marchesi. Sul finire del secolo completò il nuovo allestimento il pittore valsesiano Pier Celestino Gilardi che affrescò le pareti. 

Cappella XLII – ALTARE DI SAN FRANCESCO[+] Espandi

Questo luogo è estraneo al ciclo narrativo della storia della vita di Cristo ed anche al progetto originario di imitazione dei luoghi della Terra Santa e ricorda il posto in cui era collocato l’antico altare in cui il fondatore del Sacro Monte, padre Bernardino Caimi, celebrò le prime messe prima della costruzione della chiesa dell’Assunta.

La cappella è dedicata a san Francesco e raffigura la morte del santo, circondato dai suoi frati. Sopra l’altare era posta una tavola dipinta da Gaudenzio Ferrari intorno al 1517 (ora conservata nella Pinacoteca di Varallo) con San Francesco che riceve le stigmate realizzata, insieme alla decorazione a fresco della cappella, per volontà e su finanziamento del nobile Emiliano Scarognini, munifico benefattore del Sacro Monte che fece costruire a sue spese anche la cappella del Sepolcro (c.43).

L’affresco con la morte del santo fu dipinto nel 1880 dal pittore valsesiano Pier Celestino Gilardi grazie alla munificenza di Benedetta Totti Durio di Civiasco. 

Cappella XLIII – IL SANTO SEPOLCRO[+] Espandi

La cappella riproduce il luogo in cui Cristo venne sepolto, a Gerusalemme, e si articola in due vani: il primo con la figura della Maddalena in una nicchia, il secondo con il sarcofago in pietra che contiene una scultura in legno, forse ancora risalente all’ultimo decennio del Quattrocento, raffigurante Cristo morto. Ai lati della porta di ingresso due piccole nicchie ospitano il teschio del fondatore del Sacro Monte, padre Bernardino Caimi, e un frammento di roccia del Sepolcro di Gesù.

La cappella del Sepolcro è la prima cappella costruita alle origini del Sacro Monte e, come spiega l’iscrizione sulla porta di ingresso, fu eretta a spese del nobile varallese Milano Scarognino nell’ambito del progetto di riproduzione dei luoghi santi ideato dal Caimi “affinchè potesse vedere Gerusalemme chi non poteva viaggiare” e risultava conclusa il 7 ottobre 1491.

Dell’antico allestimento si conservano il sarcofago in pietra, la statua in legno policromo di Cristo morto e quella della Maddalena, un manichino ricoperto con tele gessate e dipinte, rifinito solo nelle parti a vista (il capo e le mani) del primo decennio del Cinquecento.

All’inizio del Settecento venne costruito l’oratorio sotto la cella del Sepolcro. Le pareti e le volte furono dipinte da Tarquinio Grassi di Romagnano (1707), le tele sono del Grassi e del pittore milanese Lucini.

Nel 1945-1946 le pareti del vano del Sepolcro vennero decorate dai fratelli Bacchetta e fu realizzata la nuova urna in marmo; nel 1947 fu costruito l’altare barocco dell’oratorio.

All’esterno del Sepolcro in una nicchia è posta la statua in terracotta di Bernardino Caimi che regge il plastico del Sacro Monte, realizzata da Giovanni d’Enrico nel 1638. Sotto il portico, poco distante, è murata la pietra che la tradizione vuole sia stata rinvenuta durante gli scavi per la costruzione del Sepolcro, che sarebbe del tutto simile a quella che a Gerusalemme ne chiudeva l’ingresso.

La statua del Cristo morto è stata restaurata dalla Riserva con fondi regionali e dotata di una teca climatizzata per favorirne la migliore conservazione (2005-2008).
E’ stata restaurata dalla Riserva anche la statua in terracotta di Bernardino Caimi, posta sotto il portico del Sepolcro, grazie ad un finanziamento dell’Inner Wheel Club Valsesia nel 2010. 

Cappella XLIV – CAPPELLA DI SAN CARLO[+] Espandi

La cappella riproduce la stanza in cui San Carlo fu ospitato quando venne al Sacro Monte nel 1584 con la figura del santo in preghiera ed il letto in cui riposò.

Poiché il Sepolcro era il luogo del Sacro Monte più caro a San Carlo, che vi aveva a lungo pregato, nel XVIII secolo accanto all’Oratorio del Sepolcro venne ricavato un piccolo vano che riproduceva la stanza del convento francescano ove aveva alloggiato il Borromeo e vi fu trasportato il letto in cui aveva dormito.
Nel 1722 Giuseppe Arrigoni aveva plasmato la statua del santo.

Nel 1945 quando fu aperta la porta esterna dell’Oratorio, la scena fu trasportata nel vano attuale, decorato a finte tappezzerie. 

Cappella XLV – IL SEPOLCRO DELLA MADONNA[+] Espandi

La cappella era parte del progetto di imitazione dei luoghi della Terra Santa voluto dal padre Caimi e fu costruita nell’ultimo decennio del Quattrocento.

Era decorata all’interno con un ciclo di affreschi che rappresentano l’assunzione della Madonna con gli Apostoli e gli angeli, ora visibile nella Pinacoteca di Varallo, opera della bottega lombarda dei pittori Scotto in cui si sono riconosciute le prime fasi dell’attività di Gaudenzio Ferrari.

All’epoca della costruzione della funivia di collegamento fra Varallo e il Sacro Monte, negli anni Trenta del XX secolo, la cappella fu isolata dal percorso e vide sminuita la sua importanza. 

LE CAPPELLE DELLA SALITA PEDONALE[+] Espandi

Lungo l’antica strada pedonale che sale dalla chiesa della Madonna delle Grazie al Sacro Monte si dispongono cinque cappelle.

La cappella della Pianaccia, in basso, era decorata in stile rococò da Antonio Borsetti, ma fu ridipinta da Andrea Bonini a fine ‘800. Il paliotto dell’altare è di Giuseppe Antonini (1885).

La cappella della Madonna del Riposo esisteva già nel 1514 ed era decorata con affreschi di Gaudenzio Ferrari, ma fu ridipinta da Giacomo Valentini di Orta nella prima metà del XVIII secolo.

La cappella di san Gerolamo nel deserto venne edificata nel primo Seicento, e corredata dalla statua di san Gerolamo da Giovanni d’Enrico.

La cappella di Cesare Maggi, iniziata negli anni Sessanta del Cinquecento, ospita la tomba di Cesare da Napoli o Cesare Maggi, generale di Carlo V, sormontata dal suo busto marmoreo. Gli affreschi cinquecenteschi, di scuola gaudenziana, furono rifatti da Giovanni Avondo nel primo Ottocento.

La cappella del Cristo bianco, in prossimità della cinta muraria del Sacro Monte,venne fatta costruire da un militare tedesco nel XVIII secolo ed è decorata da affreschi rococò attribuiti a Giovanni Antonio Orgiazzi il Vecchio. Il crocifisso originario in legno è stato rubato. 

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