La Storia

Le origini

Il Sacro Monte fu realizzato, alla fine del XV secolo, per volontà di padre Bernardino Caimi, frate francescano dei Minori Osservanti, che era stato custode del Santo Sepolcro a Gerusalemme e che volle riprodurre i luoghi santi della Palestina che erano stati testimoni della vita terrena di Cristo.

Trovato l’appoggio e il sostegno economico degli abitanti di Varallo egli ne iniziò la realizzazione edificando dei luoghi semplici, che riprendevano le caratteristiche delle abitazioni e delle chiese diffuse in valle, circondati dalla vegetazione, come gli eremi francescani.
Al loro interno vennero poste delle immagini, sculture colorate o pitture, per ricordare i corrispondenti eventi della storia di Gesù (ad esempio nell’Annunciazione le figure dell’arcangelo Gabriele e della Madonna).

 

 

Sulla porta della prima cappella costruita, che riproduce il “santo Sepolcro” di Gerusalemme, è spiegata la ragione del progetto: consentire di vedere Gerusalemme (e gli altri luoghi sacri) a chi non poteva viaggiare.

Un’antica guida francescana del 1514 descrive il primo Sacro Monte, oggi non più riconoscibile per le modifiche intervenute nei secoli successivi. Esso era allora composto da un trentina di cappelle, che ospitavano ciascuna uno o più "misteri".

 

 

IL PRIMO '500

Già dal primo Cinquecento, grazie all’opera di Gaudenzio Ferrari, pittore, scultore e architetto, la scena sacra all’interno degli edifici acquistò maggiore importanza rispetto alla riproduzione dei luoghi di Terra Santa ed il Sacro Monte assunse l’aspetto che oggi gli è proprio: nelle cappelle le sculture, simili in tutto a persone vere, raffigurano il momento centrale della narrazione, mentre le pitture proseguono il racconto che riesce così estremamente coinvolgente. 

 

 

 

Gaudenzio popola le scene di personaggi veri, presi dalla vita di tutti i giorni, mamme, bambini, animali domestici, il montanaro delle valli con il gozzo. Ne riproduce non solo l’aspetto fisico, ma anche l’ umanità, i sentimenti, il dolore degli angeli in cielo per la morte di Cristo, lo svenimento della Madonna, lo stupore del corteo dei Magi quando vede la cometa in cielo.

In questo periodo furono realizzate alcune delle cappelle più importanti del complesso: la Crocifissione (c.38) e l’Arrivo dei Magi (c.5) ultimate entro il terzo decennio dei Cinquecento.

 

 

 

IL TARDO 500

Nel tardo Cinquecento (1565-69 circa) il complesso venne radicalmente riprogettato ad opera dell’architetto perugino Galeazzo Alessi che, pur mantenendone il contenuto religioso, volle trasformarlo in un luogo ameno, di meraviglie ed artifici, vicino al gusto decorativo delle ville profane contemporanee, con giochi d’acqua, fontane, siepi, zone amene di giardino all’italiana.

Questo progetto, voluto e finanziato dal ricco milanese Giacomo d’Adda, legato per matrimonio alla nobile famiglia Scarognini di Varallo, fu denominato “Libro dei Misteri” (oggi conservato presso la Biblioteca Civica Farinone Centa di Varallo).

 

Il progetto dell’Alessi prevedeva la ripartizione del Sacro Monte in tre aree: la zona a giardino, l’area urbana sulla sommità, e la zona boschiva, con le cappelle semi interrate del Limbo, del Purgatorio e dell’Inferno, ma fu realizzato solo in minima parte (la monumentale porta di ingresso e la cappella di Adamo ed Eva) pur restando come repertorio di forme e modelli per gli artefici dei secoli successivi.

Risalgono a questo periodo le cappelle del Secondo sogno di Giuseppe (c.9), della Samaritana al pozzo (c.14), del Miracolo del figlio della vedova Naim (c.16) e l'inizio delle cappelle del Battesimo (c.12) e dell’Ingresso di Cristo a Gerusalemme (c.19).

 

 

 

Nel 1583 il duca di Savoia, Carlo Emanuele I, visitava il Sacro Monte e donava i fondi necessari per la nuova cappella della Strage degli Innocenti (c.11).
Nello stesso anno Carlo Borromeo, nella sua ultima visita al Monte poco prima della morte, meditava di portare con se’ alcuni consiglieri esperti di teologia e architettura per dare ordine al percorso e renderne più chiaro il contenuto religioso.

 

 

 

Il ‘600

A partire dal 1593 Carlo Bascapè, vescovo di Novara, diede vita ad una serie di interventi sul complesso religioso trasformandolo in un percorso finalizzato ad illustrare ai fedeli in modo chiaro e comunicativo la storia della vita di Cristo, raccogliendo così anche le indicazioni di San Carlo Borromeo.

Il racconto veniva accuratamente controllato dal vescovo nei contenuti, anche imponendo agli artisti modifiche in corso di realizzazione, secondo le indicazioni del Concilio di Trento.

In questo periodo furono costruite, ed in parte allestite internamente, numerose cappelle (la Salita a Salita al Calvario (c.36), le cappelle del Palazzo di Pilato, il Primo sogno di Giuseppe (c.4)), alcuni “misteri” furono spostati e rinnovati e furono delineate le due piazze (la piazza dei Tribunali, che ospita i palazzi che furono teatro del processo di Cristo davanti a Pilato, Erode, Caifa ed Annae la piazza della Basilica). Si iniziò, inoltre, la costruzione della nuova basilica risultando la precedente chiesa troppo piccola per l’accresciuta fama del santuario.

 

Le indicazioni del vescoco Bascapé guidarono anche i lavori eseguiti per tutto il XVII e XVIII secolo. Nel secondo Seicento il cantiere subirà un forte rallentamento per i grossi investimenti che si concentravano sulla cappella del Monte Tabor (c.17), e soprattutto sulla “chiesa nuova”.

 

 

 

 

 

 

 

IL '700 E L' '800

Col passaggio della Valsesia ai Savoia nel 1707 (subito suggellato dall’Arma Reale fatta dipingere nel 1713 sulla facciata della chiesa nuova), si segnala la costruzione dell’altare maggiore e dello scurolo della Vergine della Basilica e dell’ultima cappella, dedicata a Cristo davanti al Tribunale di Anna (c.24), realizzata nel pieno Settecento e finanziata dalla comunità dei Valsesiani residenti a Torino.

Nel 1773 fu demolita l’antica basilica e successivamente costruito al suo posto l’Ospizio per gli esercizi spirituali (l’attuale albergo “Casa del Pellegrino”). Negli anni Settanta del Settecento venne realizzato il portico che delimita la piazza della Basilica sul lato sinistro, e vi furono allineate sotto le cappelle della  Ultima Cena (c.20) e dell’Orazione nell'orto (c.21).

 

Nel XIX secolo venne costruita la Casa Parella (1816), prolungata nel tardo Ottocento, e le Case sopra il Sepolcro (1863), i primi due edifici civili realizzati all’interno del complesso religioso ad indicare una nuova fruizione del Sacro Monte come luogo di villeggiatura nobiliare.

Cominciò a farsi strada una prima sensibilità per la sua conservazione: vennero realizzati alcuni importanti interventi di restauro e miglioramento di edifici esistenti con la costruzione del portico antistante la cappella dell’Arrivo dei Magi (c.5) e del loggiato davanti alla cappella della Crocifissione (c.38).

A fine Ottocento (1896) la chiesa nuova venne completata con la facciata, realizzata in uno stile eclettico che conserva memorie della facciata rinascimentale della Certosa di Pavia.

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